venerdì 7 dicembre 2007
Eccomi tornato dalla Terrasanta!
Volevo ringraziare tutti voi che avete partecipato alla Freccia Rossa 2006/07, perchè oltre a essere stato il campo a darmi tanto, tanto mi avete dato anche voi. Con il vostro modo di essere, di vivere, e di stare insieme, con i sorrisi e anche con le lacrime, con la comunità che tra noi si è formata e con la strada fatta insieme. Vi apprezzo molto. Grazie!
Luca
martedì 8 maggio 2007
giovedì 26 aprile 2007
Il coraggio...
Il coraggio...
di essere come sei
di dire "Ho sbagliato"
di dire sempre la tua
di piangere, magari in faccia alle persone
di tenere la testa alta
di ammettere le proprie colpe
di essere coerenti
di progettare
di sognare
di sopportare e andare oltre
di giocare il proprio ruolo nella società
di chiamarti dentro
di alzarti
di obiettare
di rifiutare
il coraggio...
di sorridere
di abbracciare
di proteggere
di tendere la mano
di prendere e lasciare
di osare la strada
di esplorare luoghi mai visti
il coraggio...
di fidarti
di dare fiducia
di ridere sempre e comunque
di impegnarti e comprometterti
di stringere la mano al tuo nemico
di chiedere scusa
di volere bene sempre e comunque
di rialzarsi dopo una botta
di aiutare a rialzarsi
il coraggio di vivere...
Quasi quattro mesi dalla partenza, un oceano di immagini, pensieri, frasi che ancora vivono in noi popolando il deserto di luoghi e sorrisi . una Terra che ti è entrata dentro, e non se ne va più
Ieri finalmente il nostro progetto primario dopo la route è nato... la mostra ha aperto i battenti, e i giudizi, nostri e di altri, sembrano essere positvi.. ma ora è il momento più particolare, quello in cui non ci si deve sedere, quello in cui bisogna rimboccarsi le maniche...
possiamo fare tanto, e farlo assieme, costruire non solo questa mostra, ma un progetto duraturo, lungo, di peso e spessore... la mosttra a Cogliate è il primo passo, ma non di certo l'ultimo.
non è una chiamata alle armi e nemmeno un discorso elettorale di un candidato di seconda categoria.. no.. è la voce che mi esce dal cuore con soddisfazione, grinta e forza.. la voce di una persona che vuole sbattersi, che ci metterà l'anima, storto, stupido e rinco come sono, testone e permaloso... Ma vi prego... forza e coraggio.. ora arriva il bello, facciamo vedere a tutti di che pasta sono fatti i venti frecciarossini di quest'anno!
La Terra Santa ci è entrata nel cuore... ci ha donato tutto in dieci giorni, le sue case, la sua terra, il suo vento e la sua pioggia, la sua acqua e il suo sole, i suoi datteri, la sua farina, il suo pane e il suo vino.. e allora, ricambiamo!
Coraggio!
Vi voglio bene
Rino
martedì 24 aprile 2007
complimenti
la vostra forza, la vostra costanza, la voglia ed anche...perchè no, il coraggio.
siete fantastici e mostreremo al mondo di che pasta è fatta la freccia rossa.
un abbraccio
anna
martedì 10 aprile 2007
exxomi torn
finalmente sono tornata tra voi! scusatemi ma sono stata un pò presa eh si sisi!
tornerò anche a scrivere, non temete!un abbraccio vale e Gino
martedì 27 marzo 2007
may peace be with you
non la conosco
non l'ho mai vista
ma tanta è la fede
da scaldare il cuore
e diffondere il grido
un grido d'amore
un grido d'aiuto
shoa intifada
yroshima guernica
i nomi aumentano
i morti anche
chi lancia sorride
chi afferra grida
non la conosco
non l'ho mai vista
ma certo è che è meglio
certo è che è vera
gandhi king
mandela teresa
i nomi aumentano
la speranza anche
chi cammina sorride
chi balla ride
chi canta gioisce
ma il cuore piange
piamge amore
piamge amicizia
la non violenza
l'unica arma
lei non ferisce
lei non divide
angoscia terrore
urla strazianti
famiglie smembrate
allora io grido
la chiamo
non la conosco
non l'ho mai vista
ma la imploro
corri! fai presto! ti attendo
lunedì 26 marzo 2007
Un contrasto su cui riflettere...
E' un bello spunto su cui non mancherò di riflettere.
Luca
domenica 25 marzo 2007
serata a berghem
...bisognerebbe proprio essere stupidi per fare una cosa simile...davvero dei cretini...però sarebbe davvero DIVERTENTE!!!!
giovedì 8 marzo 2007
Ancora brilla la luce della pace!
Ecco cosa brilla a casa mia...Cerco di tenerla accesa il più possibile, e ogni volta che ci passo a fianco per un attimo torno a Taybeh, e in tutti i posti che abbiamo vissuto, si, che abbiamo vissuto...
E sento dentro la convinzione e i credo delle persone che ci hanno parlato, e che abbiamo conosciuto... che ci hanno lasciato un po' di loro.
lunedì 26 febbraio 2007
Se oggi è il 26 Febbraio
venerdì 23 febbraio 2007
Come promesso...
Racconto altri due giorni
La mattina è incominciata con la messa nella piccolissima chiesa cattolica, a lato dell’oratorio. La comunità cattolica (e cristiana in generale) è proprio piccola.
Partiamo per visitare il Monastero della Quarantena, appena fuori Gerico, monastero abbarbicato a metà di una collina desertica. La salita sembra enorme, ma è un’impressione, in poco tempo siamo su, e la vista sarebbe spettacolare se un po’ di foschia non ci impedisse di godere di tutto il panorama! Aspettiamo e intanto pranziamo, e nonostante qualche pellegrino bussa ripetutamente e fin troppo insistentemente alla porta di ingresso, quel cazzone di monaco che gestisce il monastero non apre. Torniamo giù e intanto comincia a piovere...
Verifica delle notti passate in famiglia, cena e festeggiamo capodanno! Ormai siamo tamarri veri, e anche stasera la techno e la dance si sprecano!
Concludiamo la serata salutando i nostri amici palestinesi, ci scambiamo i foulard e qualche altro piccolo regalo, come i distintivi o i portafoulard, e ovviamente gli indirizzi msn.
1 gennaio 2007
Partiamo da Gerico a malincuore, mi sono trovato bene. Ci fermiamo di fianco a un kibbuz e cominciamo la nostra camminata nel deserto lungo un pista tracciata. Ogni tanto si vede qualche dromedario in mezzo al deserto. Arriviamo alle grotte di Kumran, grotte in cui 2000 anni fa, prima che i romani la distruggessero, si era formata una comunità di persone che cercavano una vita religiosa lontano dalla corruzione di Gerusalemme, e grotte in cui sono state ritrovati i più antichi manoscritti conosciuti della Bibbia, manoscritti redatti, appunto, dai religiosi di Kumran. Visitiamo anche i resti del centro della comunità, per poi incamminarci pian piano verso il deserto. Arriviamo in cima alle colline (colline o dune?? Non so come chiamarle!) e vediamo il Mar Morto stendersi non molto lontano da noi, volevamo farci il bagno, ma non so perchè, non lo faremo... *****!!!
Pranziamo a base di pane, una fetta di prosciutto a testa, arance, datteri e pompelmi giganti!
Ripartiamo e in questa seconda parte del nostro cammino nel deserto ci viene chiesto di camminare in silenzio e separati...
Mi guardo intorno, che posto spettacolare il deserto. Mi stupisco di come anche in un posto così ci possa essere la vita, qualche dromedario e qualche insetto. Che bei posti... che bei posti...
A un certo punto comincio a sentire un rumore sordo, e in lontananza tra due colline noto una torretta d’avvistamento, camminiamo ancora un po’ ed ecco che spunta una base militare isreliana, così, in mezzo al deserto. Il rumore sordo cresce sempre di più, capiamo che è un carro armato, e ho una voglia pazza che questo spunti da dietro la collinetta che ci copre alla vista della base militare. Avete presente una di quelle scene da film in cui un carro armato spunta d’improvviso e cattivissimo e vi punta il suo bel cannone addosso? Ecco, è quello che spero succeda, se succedesse che risate!
Continuiamo il nostro cammino lungo una strada che passa a poche centinaia di metri dalla base, e tutto a un tratto, girata una curva, le colline che fino a prima erano un rosastro grigio, prendono colore, e diventano di una terra rossa che mi stupisce per la bellezza. Che spettacolo, non ho parole...
Sono felice, soddisfatto, e il gruppo che insieme a me cammina mi piace un sacco. Anche l’aria sembra essersi fatta frizzante e gioiosa. É un insieme di sensazioni che mi riporta indietro di qualche anno, alla mia route di noviziato, uno dei momenti più belli e soddisfacenti della mia vita. Sento di stare vivendo una grande esperienza.
Camminando lungo la strada arriviamo ad una scuola coranica, dove per i mussulmani si troverebbe anche la tomba di Mosè. Entriamo ed è tutto incasinato e sporco, e si, sono proprio arabi. Devo ancora capire questa cosa, il vizio arabo del disordine, della confusione e dello sporco. Boh.
Entriamo nella moschea, un giretto veloce. Sono un po’ perplesso, le moschee me le aspettavo ben diverse. Anche solo il nome, moschea, richiama qualcosa di grandioso, di magnifico. E invece sono molto semplici, spoglie. Non nascondo che un po’ sono deluso.
Riprendiamo la nostra strada questa volta a bordo di un pulmino e una macchina, e arriviamo a Gerusalemme. È buio è da fuori noto poco. Arriviamo al check point per passare il muro, dobbiamo salutare i nostri due amici palestinesi di Gerico che ci hanno accompagnato fino a li, ma che non possono superare il check point. Non ho la prontezza di spirito o solamente la lucidità di soffermarmi a pensare a questo. E mi dispiace.
Entriamo dalla porta di Damasco, e camminiamo in mezzo al Suk, il mercato di Gerusalemme, e per fortuna a quest’ora tutti i negozi sono chiusi!
Arriviamo al Casanova, la casa-albergo dei Francescani, e ci diamo dentro con la cena, la prima cena un po’ all’italiana, a base di minestrina... d’altronde l’età media in questo posto è sui 60 anni...
Dopo cena ci spostiamo a un ex orfanotrofio che sarà il nostro alloggio in questi giorni a Gerusalemme. Non è un albergo, ovvio, ma è accogliente e mi piace, un posto tutto per noi.
mercoledì 21 febbraio 2007
martedì 20 febbraio 2007
Se oggi è il 20 febbraio...
Auguri anche se so che non leggerai questo post visto che hai candidamente ammesso di non aver mai letto questo blog!
Auguri!
lunedì 19 febbraio 2007
18 Febbraio 2007
venerdì 16 febbraio 2007
Notturno
E' una Terra che non fa complimenti, ma che ti entra nel cuore e lì pianta le sue tende da beduino per non andarsene più. Ti cambia la vita, ti rende più maturo e aperto, più forte e, almeno per me, più convinto che la ricerca della pace sia un obiettivo troppo importante e una chiamata senza appello per la coscienza di ciascuno di noi.
Domani sarò in uscita, e metterò su nuovamente la mia divisa, sulla spalla sinistra Jericho, sul taschino destro l'associazione scout palestinese... li guarderò, forse qualcuno mi chiederà cosa sono... e io lo guarderò negli occhi, tenderò verso di lui la mia mano, stringerò la sua, e lo trascinerò anche lui in quella interminabile danza di cui tutti facciamo parte, di cui tutti siamo ballerini provetti e irrinunciabili, e mi ritroverò nuovamente in quell'oasi del deserto, davanti a quel fuoco e a quella stellata, dove tutto è incominciato...
Buonanotte a tutti
"Il mondo non è più stato un luogo felice da quando le fate hanno smesso le loro danze" John Selden
giovedì 15 febbraio 2007
L'ha detto...
."non sembrava che foste di gruppi diversi...tanti di noi si sono accorti dopo un po' di giorni che non eravate dello stesso gruppo"
."ci avete lasciato un vuoto, perchè noi non siamo abituati a fare così tante attività con gli scout, e le giornate erano piene con voi"
."i ragazzi mi hanno chiesto...vedi gli scout?...e io ho risposto...spero di si!"
Ci ha detto tante cose, ci ha invitato a tornare, a visitare la Giordania.
Vederlo qui...senza saio...vederlo in Italia...E' come dice l'Anna...ragazzi, ci siamo stati davvero!
E ora, come dimenticarlo...
mercoledì 14 febbraio 2007
Altro giorno..
Stamattina insieme al Sarnico e ad alcuni degli scout palestinesi siamo andati al monastero di Khoziba, un eremo con una lunga storia, e turismo solo negli ultimi vent’anni.
Appollaiato a lato di uno wadi , uno di quei paesaggi da Indiana Jones. Forse il luogo più bello visto fino ad adesso. Le grotte degli eremiti. La cappella ortodossa, il suo fascino e il suo “qualcosa”.
Dopodichè il deserto di Giuda, altro luogo magnifico, guardi i sassi e le pietre e sai che sono quelle che ha visto Gesù.
Meriterebbe la solitudine, non il transito di quaranta persone. Mi viene già voglia di tornare in questa terra, da solo, per viverla ancor più appieno. Sono luoghi da vivere nel silenzio e nella riflessione.
I resti della Gerico romana, il palazzo di Erode.
“Sono qui a Gerico, seduto su un masso al centro del palazzo invernale di Erode. Davanti a me il deserto di Giuda, e la strada romana per Gerusalemme, quella che tante volte ha percorso Gesù. Sono questi i luoghi, quei fatti sono veri. Non è una storia raccontata lontano, no. É qui. Tocco la terra quasi mi aspetto mi dica qualcosa, vorrei abbracciarla. Su quella via la parabola del buon samaritano, il cieco che cerca Gesù, e in quel deserto Gesù per quaranta giorni. Starei qua per molto tempo, questi luoghi ti pongono domande senza parole, attese e aspettative e vuoi starci per farne frutto, per capire o sentire o percepire qualcosa. È il senso dell’attesa e della nostalgia”.
Vedere la via che da Gerico porta a Gerusalemme e sapere che li Gesù è passato più volte, e a fianco le dune del deserto. E anche qui ci vorrebbe molto tempo per riflettere...
La chiesetta con le spoglie di Zaccheo e Lazzaro.
La serata, la cena, e la notte a casa di famiglie palestinesi. Grandissima ospitalità, cortesia, cordialità e amicizia. Sono come noi, ogni volta che lo scopro di un popolo è una cosa che mi stupisce, ma nella loro ospitalità sembrano vivere la dimensione del prossimo (la mamma ci dice: “siete come i miei figli”, ci da tutta la sua fiducia). Questo è un grande esempio per vivere la fede nella quotidianità.
Ci vengono offerti cibi particolari, mi colpisce particolarmente un insieme di spezie da mangiare con pane puciato nell’olio, molto buono! Ottimo vino, dolci, cibi e il thè! Qua pare vivano di thè...
I bambini delle elementari conoscono l’inglese, e anche i genitori.
Li sento fratelli, e già mi mancano, voglia di non allontanarsi, di non far morire questi sentimenti.
Scopro che Gerico si trova a trecento metri sotto il livello del mare, e che è la città più vecchia al mondo (qualcosa come 10000 anni).
allora è vero
E' stata la prova che questo viaggio non è stato sterile e che se ci impegneremo di sarà un futuro e che le nostre conoscenze forse diventeranno vere amicizie, e che davvero loro non ci hanno dimenticati...è stata la prova di un legame vero che abbiamo creato, e io questo legame non lo voglio lasciar dissolvere.
lunedì 12 febbraio 2007
le note delle canzoni...
Una canzone normalissima, sentita mille e mille volte, ora la ascolto in un modo diverso, dò un senso diverso a quello che dice...
Se avete voglia ascoltatevela, è "canzone per Silvia" di Guccini...:
Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.
E fuori c'è una strada all' infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.
Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l' America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari...
Già, l' America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all' orizzonte l'orizzonte dei pionieri,
ma a volte l'orizzonte ha solamente una prigione federale.
L' America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall' alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perchè di questa piccola italiana ora l' America ha paura.
Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare
perchè non è possibile rinchiudere le idee in una galera...
Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
ma il cielo là in prigione non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all' improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa pensi adesso Silvia mentre io qui piano la canto...
Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perchè sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...
domenica 11 febbraio 2007
Foto
Incomincio da una foto non molto significativa a prima vista, la numero 9, ma per chi lì c’era significa tanto, almeno per me. È la mattina del primo giorno a Jericho, subito dopo colazione. Con i ragazzi del Sarnico abbiamo organizzato una partita a calcio insieme anche a qualche ragazzo palestinese. E fin qui nulla di eclatante, visto anche la mia cronica incapacità a giocare.
L’atmosfera è splendida… l’osservatore è a lato del campo da gioco, dietro alle sue spalle parte un’ ombra che copre di traverso il suolo asfaltato, lasciando illuminato l’edificio dell’oratorio. È l’ombra della cupola della moschea della città. Sulla sinistra ecco comparire un grande e imponente albero, forse un sicomoro, ancora coperto di foglie nonostante la stagione. Ma ciò che più fa emozionare di questa foto, ciò che la rende così speciale, ciò che mi ha aperto il cuore appena l’ho rivista, è dietro a quell’albero, oltre le palme da dattero che si vedono sullo sfondo… il deserto.
Siamo arrivati a Jericho la sera precedente che già era buio, e siamo stati immersi in una realtà completamente diversa dalla nostra in brevissimo tempo, senza esserne veramente preparati mentalmente… è ovvio, come si fa ad essere preparati ad un ambiente così diverso dal nostro?
La mattina, dopo una serata di festeggiamenti, ci svegliamo presto causa muezzin aitante della moschea centrale della città che alle cinque deve ricordare al musulmano praticante che è tempo della prima preghiera… ci faremo l’abitudine, ma la prima botta non è semplice da metabolizzare, soprattutto se la prima volta che lo senti hai appena messo piede sulla terraferma in quella città così splendida.. sei arrivato Checco, ora ci sei veramente ti dici, pensi… e alzi gli occhi a vedere quel minareto così alto, quella città così particolare, quel vento così più caldo del nostro che soffia da quella che tu ancora no sai essere la Giordania, che è proprio lì, ad un passo…
Ti svegli, ti alzi e ti sistemi, e finalmente esci a vedere quel sole che è uguale al nostro, ma così più caldo lì, forse perché si mischia alla gioia e alla tensione che hai dentro per un giorno così atteso. Ti guardi in giro, saluti Raoul che già sta facendo colazione, e lui ti dice di seguirlo dall’altra parte del campo, la dove questa foto è stata scattata.. ti giri e la vista è proprio questa che qui è riprodotta… ciò che proprio non riesce a ripetere è lo stupore, la gioia, la commozione, il batticuore che questa vista ti regala. In lontananza, oltre quelle palme che si vedono anche qui, c’è il deserto. Ma non quello spirituale che in ogni route si fa riflettendo sulla propria strada e la propria vita.. no no.. questo è proprio vero, ed è lì, ti sembra quasi di poterlo toccare. Si, la mia memoria non mi ingannava quando ricordava quell’attimo e la vista che avevo… qui sembra lontano.. quasi irraggiungibile, oltre la palizzata, oltre le palme, oltre i controlli israeliani, oltre la tua forza fisica… e invece no.. poi il deserto lo incontri, lo vivi, ed entra in te, e non ne esce più. Qui l’ho visto per la prima volta in tutta la mia vita, ho visto quelle montagne che rappresentano l’avanguardia del deserto di Giuda che proteggono e circondano l’oasi di jericho, ed è stato splendido. Ho guardato Raoul e ho dipinto sul mio volto un sorriso che diceva tutto quello che provavo in quel momento. Poi il deserto lo incontri, lo accarezzi con i tuoi scarponi, corri lungo un canyon interminabile, e non te ne separi più. L’ho incontrato lì quella mattina, e ora gli auguro buonanotte ogni sera, sperando che il calore del mio cuore e della mia anima che ancora lì si aggira lo accompagnino e gli rimbocchino le coperte di sabbia che lo proteggono.
L’impatto con lui ti prende e ti rovescia, fai conoscenza con un essere che non fa complimenti, essenziale e asciutto come un vecchio pescatore, ma anche sostegno e maestro di vita, come un vecchio amico. Ogni tanto ti guardi attorno, lo cerchi e ti sembra di non vederlo, ma poi ti vedi bene dentro, e scopri che la tua anima non l’ha mai abbandonato, ma è al contrario ancora seduta là, sul belvedere silenzioso che dà proprio su quel deserto così bello, una lacrima che scende veloce e cade, tramutandosi all’istante in uno splendido fiore.. solo questo ti posso regalare amico mio, ma tienila stretta a te, perché è parte di me.
venerdì 9 febbraio 2007
Questo blog sta un po' morendo...
Do il mio contributo a rivitalizzare un po' queste pagine pubblicando una parte per volta il mio diario della route.
Non l'ho ancora terminato, non trovo mai il tempo, ed è solo una bozza... prendetelo così!
29 dicembre 2006
Sveglia alle cinque per partire per quella che mi aspetto essere una gran bella esperienza, carica di proposte... mi metto gli scarponi e la divisa (dopo quattro anni ho anche attaccato i distintivi!), e non è una cosa così. Ho voglia di metterli questi scarponi e questa divisa, è la voglia di mettermi in cammino, di mettermi sulla strada, e di farlo in un determinato modo...
Arriviamo all’aeroporto e dopo aver incontrato gli altri della route ci avviamo al check-in dove, uno ad uno, ci interrogano su dove andiamo e cosa faremo, chi incontreremo, e dove alloggeremo. Ovviamente le nostre risposte si avvicinano solo vagamente alla realtà: se solo alludiamo al fatto che incontreremo palestinesi, torneremmo a casa.
Saliamo sull’aereo e quello che noto è la cordialità e la disponibilità, un essere amichevole dell’equipaggio. Sulle compagnie italiane di solito l’equipaggio si limita al rapporto di “lavoro”.
Guardo fuori dal finestrino dell’aereo: strabello! Solo non capisco dove siamo.
Arriviamo a Tel Aviv, l’aeroporto è enorme, bello, e vuoto.
Mi colpisce subito il fatto che tutte le case sono dello stesso colore, bianco o beghe molto chiaro. Chiedo a Davide, dello staff, mi spiega che esiste una legge nazionale che stabilisce i colori degli edifici in base alla zona in cui si trovano. Mi colpisce anche l’ordine della città. Non sembra un paese in guerra.
Si sta formando un bel gruppo.
Arriviamo a Gerico al buio, sono le quattro. La Cico si sorprende e dice: “Ma in Italia alle tre non è così buio!”, grazie al cavolo, secondo te Cico perchè esiste il fuso orario?
Scendo dal pullman e la prima cosa che vedo è una moschea illuminata con il lamento del muezzhin che si spande forte nell’aria. Che roba.
Entriamo nell’oratorio, che si trova esattamente davanti alla moschea, di fianco ovviamente alla chiesetta cattolica, e a lato della chiesa ortodossa. Le diversità qua convivono, sembrerebbe...
Siamo accolti dagli scout di Gerico, sentiamo il loro calore, e insieme a loro dal clan del Sarnico. Ci viene offerta una cena palestinese, a base di pollo, yogurt, cipolle, e qualche altra verdura non identificata. Impareremo a farcene un’abitudine.
Passiamo la serata in un clima di gioia, grazie anche a Abuna Feraz, con balli e danze.
Vado a letto, e mi accorgo come anche una semplice giornata di viaggio come oggi mi da molte occasioni per pensare.
domenica 4 febbraio 2007
martedì 30 gennaio 2007
citiamo....
che rumori udirebbe?
che colori scorgerebbe?
che uomini incontrerebbe?
Le notti sono così cambiate da un pò di tempo a questa parte! Erano il tempo del riposo, della quiete, del silenzio. Erano il tempo in cui si ricreavano nuove energie per il giorno che viene e dai sogni nascevano le idee che cambiavano la realtà. Ora sono il tempo di un'allegria sfrenata, di una trasgressione senza meta, di un'ebbrezza senza riposo.
Anche il silenzio è cambiato. Da tempo della meditazione è diventato spazio di non comunicazione. Da dialogo con Dio è diventato tempo di vuoto e solitudine. Non è vero, forse, che anche nelle nostre comunità l'unico rumore che non sopportiamo è il silenzio? Il silenzio ci imbarazza o ci fa paura.
Il viaggio stesso è un'esperienza ormai sfigurata. Evasione, guarda e fuggi dopo centinaia di chilometri macinati a cento all'ora. Il paesaggio un dettaglio, gli uomini diventano piccole figure sullo sfondo che non si ha tempo di incontrare e conoscere. Ma un tempo non era così ed al lento passo del viaggiatore il viaggio era un'esperienza meravigliosa che conduceva, tra pericoli e avventure, a una conoscenza profonda delle cose, degli uomini, di se stessi. Eppure tutto questo non è perduto, è ancora lì a portata di mano. Basterebbe alzarsi, una notte, poco prima dell'alba, infilare gli scarponi ed incamminarsi, anche se ancora un pò assonnati, per scoprire che tanti compagni sono già per strada e nella luce del sole che illumina a poco a poco in modo nuovo le cose, trovare la verità antica delle cose, le gioie più vere, le relazioni più profonde."
Ovviamente nn è mia...però il Mossad-Rino (come dice Grande Puffo) mi ha contagiato e l'ho trovata su internet...
L'ho letta è ho pensato di mandarvela...
Buona notte!
Fede
lunedì 29 gennaio 2007
Un mese (e quattro minuti)
mi torna in mente tutto... e al rabbia per quello che sento succedere ogni giorno sale.. ma con lei ache la voglia di sperare che forse una soluzione c'è.. e se non c'è.. quanto meno io farò di tutto per trovarla.. come si fa con il grande amore di una vita
mi mancate tutti
ci vediamo presto
Rino serafino (nuova questa anna)
it's the time...
oggi è il 29 (ancora per 10 minuti, vero Rino..)...un mese da quando siamo partiti.
Se penso a quante cose sono cambiate da allora...la Bibbia aperta sul mio comodino, le mail sul computer, le foto che mi piace riguardare, quello che racconto agli amici, i miei pensieri...E tutto questo per soli 10 giorni, che potevo decidere di passare da qualsiasi altra parte, via per capodanno, con i soliti amici in un posto qualsiasi.
Invece...la TerraSanta...gli scout di là...il deserto...Gerusalemme...tutti voi...Ora più che mai so che ho fatto la scelta giusta!
Auguro una buona notte a tutti!
A giovedì(finalmente...)
Fede
Ps: facciamoci insegnare dall'Anna a fare sogni divertenti...
venerdì 26 gennaio 2007
...dEsErTo...

il tuo respiro e il suo respiro quando attorno tutto tace.
ed ora...se chiudo gli occhi lo sento ancora.
sento l'odore acre della pietra bagnata, i colori e la luce del sole.
quegli spazi infiniti in cui perdi lo sguardo cercando di capire.
risento quelle parole lette, ascoltate, recitate...quel Cantico dei Cantici!
poi mi volto e vedo voi, che camminate con me, sulle stesse strade che sembrano non finire mai e mi rallegro.
il silenzio è la dimensione del grazie, il deserto è la dimensione della vita: è dentro di noi!
grazie a chi mi ha dato la possibilità di vivere quest'esperienza, grazie ai miei genitori, a chi mi ha convinto a buttarmi, a chi me l'ha proposta, a chi l'ha pensata per noi, a chi l'ha organizzata, a chi ha fatto la prima freccia rossa tanti anni fa, a chi in un pomeriggio strano mi ha detto "ma cosa aspetti, iscriviti", a chi mi ha chiamata "pellegrina felice"!e grazie a voi, fratellini e amici, che avete camminato con me!I miss u!
mercoledì 24 gennaio 2007
Io, nella mia vita quotidiana, cosa sto facendo?
Si accettano suggerimenti...
martedì 23 gennaio 2007
finalmente!
Stavo suonando la chitarra prima, quando sfogliando il canzoniere mi è capitata sotto gli occhi "è di nuovo route" e...beh..la conosco da un sacco di tempo, però ci sono dei periodi in cui noto di più che dice delle grandi verità, e questo è uno di quei periodi, quindi...ho deciso di postarvene qualche pezzo:
"...E' il momento di rischiare di decidere da soli...
...Spingerò i miei passi sulla strada...
...Non starò più seduto ad aspettare...
...Voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare...
...Tra le porte quella stretta...
...Questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta...
...Non è strada di chi parte e già vuole arrivare, non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire non è fatta per chi è fermo per chi non vuol cambiare, è la strada di chi parte ed arriva per partire..."
Beh..dopo questa vi mando un bacio, un abbraccio, e vado a finire una cosa per le cocci!
Buona serata a tutti!
Fede
lunedì 22 gennaio 2007
La Cico finalmente scrive!!
Come sarebbe bello tornare la e a quell'esperienza!
venerdì 19 gennaio 2007
Il punto di non ritorno
Beh luchino complimenti.. non oso pensare cosa tu abbia assunto per farlo sbrilluccicare così però complimenti... magari dai qualche consiglio ai rover interessati perchè.. va beh qua i doppi sensi si sprecano mi trattengo in rispetto di quello che abbiamo scritto nei giorni scorsi.
Ancora complimenti Luchino.. .. va bhe basta lasciamo perdere che è meglio.. ricki ora sarà contento eheh
E al fin della licenza io non perdono e tocco

continua la rassegna facce da perno...
Ecco qui...diciamo che non è proprio il meglio: si poteva fare molto peggio ma...ci siamo ci siamo!
Vi propongo:
-Nene e Fabri alle prese con l'insalata"...aiutooooo ma quant'è?!"
- Belle facce sul pulmino: "evviva...sorridete! bravissimi"- don Alberto e RIno...una premonizione? presente e futuro! con facce sconvolte che guardano nel vuoto! e si che per un RInoceronte ed una cherubino (snello) non dovrebbe essere difficile camminare un pò...:-)
- ok, si...mi ci metto anche io! io e la nene versione ingresso in moschea...
- e ancora lui...rino versione tamarro di Gerusalemme: con il giubboto di pelle!
"sabato sera alla discoteca..."
- Carlo versione " mò che famo in sto areoporto...?!io prendo 'n taxi"
-CIko e Mirka versione cammello: "io lo zaino non me lo tolgo perchè...perchè no!"
-Fede versione "adesso lo chiudo: prometto che ce la faccio!"
-mezzo clan versione "polpetta sulla mano" (che poi ci piacerebbe sapere che carne era...chi lo sa me lo dica please!)
-Nene versione esploratrice beduina con Dave versione super fotografo con tanto di denti digrignati!
giovedì 18 gennaio 2007
facce...in arrivo!
mercoledì 17 gennaio 2007
martedì 16 gennaio 2007
E comunque
..e poi fede, dilla tutta...
....martedì a milano...
Certo che andare in giro con voi è proprio un delirio, mi sa che mezza città studi ci ha preso per pazzi..ma in fondo a noi nn importa...;)
Citiamo:
1. Checco che non ci vede e sta mezz'ora a guardarsi intorno quando nella piazza ci siamo solo noi...
2. Luchino e il suo thermos di risotto ai funghi, con la forchettina pieghevole da perfetto scout...
3. l'Anna e le sue frasi "ma perchè mi sembra di conoscere tt la gente che vedo"..."ah, ma allora vi conosco davvero"...
4. la Vale e i suoi disegni di monumenti che verrano invasi dai piccioni...
5. Ricky e le ossa cave degli uccelli...
6. il Dave che mentre abbiamo appuntamento con lui va a mangiare al Politecnico, e poi si ritrova l'ufficio invaso da noi poveri 5 imbecilli...
7. e per finire, ma non meno importanti, la tipa di anatomia che doveva cercarci il Dave ma nn l'ha mai trovato e quella che ci ha fatto il terzo grado quando seguivamo il Dave verso il suo ufficio...
Beh...direi che è stato decisamente divertente (e ci sarebbero altre 1000 cose da citare), però la prox volta vogliamo anche tt gli altri...(e come dice Luchino, "che palle la gente che studia per gli esami...")
Buon pomeriggio a tutti!
Fede
domenica 14 gennaio 2007
E' un po' la cosa che ho pensato stamattina, quando sono andata a Messa, come al solito, nella chiesa dove faccio gli scout.
Vedere li quella gente (tanta gente, perchè la chiesa era piena, non un posto libero, gente in piedi appoggiata alle colonne)...gente che non risponde durante la Messa, che non canta, che non ascolta le letture, che fa la comunione come gesto meccanico senza pensare veramente a quello che fa...Mi ha dato fastidio, e la domanda che mi sorge spontanea è: perchè? Perchè vengono a Messa? Per poter dire che sono dei bravi cristiani che rispettano i precetti? Ma se poi non danno un senso a quello che fanno non diventa solo una perdita di tempo...apparenza...facciata...maschere..boh. Davvero non capisco.
Ho ripensato a Gerico, alla Messa che abbiamo fatto la, alle gente che in quella chiesa c'era perchè ci crede veramente...E mi sono detta: ma se anche qua ci fossero check point, soldati che girano in città col fucile e mussulmani per le strade, tutta la gente che va a messa a Milano ci andrebbe ancora? O forse la chiesa sarebbe mezza (per non dire quasi tutta) vuota?
Beh...credo che tutto si riassuma nella frase che ha scritto l'Anna: "...Forse vivendoci immersi abbiamo smesso di viverla di apprezzarla e di capire quanto sia importante..."
Rabbia, incredulità, sconforto, voglia di cambiare, di crederci davvero, di apprezzare tutto quello che ho senza credere che tutto mi sia dovuto...Non so esattamente quali siano precisamente i miei pensieri, stasera...
Boh, andrò a letto, e spero che la notte mi porti consiglio
Buona notte!
Fede
Ps: sono sempre più convinta che siamo legati tra di noi e con la Terra Santa da un'intreccio di fili che difficilmente si potrà sciogliere..e me lo fanno pensare tutte le cose che ci diciamo...va beh, perdonatemi il solito simbolismo scout...:o)
libertà
bozza
sabato 13 gennaio 2007
pensare..agire..
Qua tutti abbiamo voglia di agire. L'abbiamo dimostrato partendo, vivendo la route, e lo dimostreremo anche qui...
E' passata una settimana...La solita vita è ricominciata e tutti vogliono un racconto, vogliono sapere com'è andata...Ed è difficile raccontare, riassumere tutto in poche parole, soprattutto trovare parole che siano comprensibili a chi la non c'è mai stato...
Avrei voglia di pensare ancora, di riflettere, di interrogarmi, di avere più tempo per tutto questo. Però ora è arrivato il momento di agire. E poi non finirò mai di pensare, quindi...beh...Non mi resta che trovare il modo migliore per agire, e lo farò presto..!!
Buona serata a tutti!
Vi abbraccio,
Fede
Forza!
dopo qualche giorno torno sul blog.. tranne la capatina giusto per vincere il giochino di riki... e ci torno dopo una settimana difficile per me ma credo un po' per tutti... difficile rientrare nella vita di tutti i giorni vero? credo sia giusto così, anche perchè mi sembra che questa esperienza ci abbia giustamente cambiato un po' tutti no?
E scrivo -poco per la verità- perchè da qualche giorno mi sta salendo la voglia di fare, di buttarmi in un sogno, stimolante, costruire qualche ponte di quelli di cui tanto ci hanno parlato là... io ci sto.. io ci sono.. chi altro è con me?
venerdì 12 gennaio 2007
giovedì 11 gennaio 2007
Le Impressioni dopo tre giorni...sono sempre le stesse, nulla di meno!
h: 22.10
Sono già passati 3 giorni ormai da quando siamo tornati e abbiamo ancora tutto in mente, come se stessimo vivendo le stesse cose di nuovo e per me le cose non cambiano!
Le medesime emozioni, sensazioni e riflessioni mi intasano il cervello come se fossi ancora lì, senza lasciare spazio ad altro! E’ difficile da capire se non si e’ vissuta un’esperienza del genere.
E’ bello poter sentire che tutti e quindici siamo rimasti così colpiti dalla realtà vista lì, dai nostri volti che prima di allora non si conoscevano e dalla religiosità del luogo che silenziosamente ci è entrata dentro e che abbiamo pestato con i nostri passi rumorosi.
Sinceramente pensavo che sarebbe stata un’esperienza forte, ed è proprio per questo che ho voluto parteciparvi, ma ciò che ho vissuto è stato ancor più superiore delle mie aspettative: riscoprire la figura di Gesù, l’uomo; il servizio, la realtà dura e cruda per com’è senza intermediari che travisano notizie a loro piacimento, la comunità e la voglia di fare strada, che non è solo quella fisica! E guarda un po’, quali punti sono questi?...quelli della carta di Clan, si pensi alla coincidenza!
(Come sono riflessiva, mi stupisco di me…mi avrete beccato in un momento particolare nel quale voglio iniziare a prendere delle decisioni forti, importanti…non so se per voi però sia un bene o un male,…per me e’ sicuramente un bene perchè dopo tanto tempo ho capito quanto e come nel mio piccolo posso mettermi in gioco.)
Sento che questa esperienza mi ha lasciato tanto, e il fatto di averla ancora così radicata dentro, me lo fa capire sempre di più…mi fa venire voglia di dimostrare un sacco di cose alla gente ignorante, nel senso che ignora…ma non me ne sento capace fino in fondo!
Se devo ripensare ai giorni vissuti lì, le cose che subito mi saltano in mente sono: il canto del mouazzin (non so come si scriva) di Gerico, quello che abbiamo sentito non appena scesi dal pullman, Habuna Firaz, il ragazzo con il mitra visto mentre con Mirka e Federica andavamo a dormire a casa del figlio di Antonio, la cena di capodanno organizzata in così breve tempo, la foto di Elias con dietro l’e-mail, l’ospitalità “gerichese”, il deserto (il giorno più bello a parer mio), le inferriate del check point di confine tra la Palestina e Israele, Fra Aquilino, i macellai dello zuck, il cortile di ulivi dietro la spianata del tempio, il getzemani e la grotta, il muro, il muro finto con tutte le scritte contro il muro vero, Suor Donatella e tutta la staff medica del Caritas Baby Hospital con tutti quei bambini, la bambina che pregava nell’angolo dell’adorazione dei magi nella chiesa della Natività, il momento di comunità a raccontarci le nostre storie nell’anticamera del Casanova, il memoriale dei bambini dello Yad Vashem, l’habuna di Taybeh, il check point improvviso la sera prima di arrivare al muro al ritorno da Taybeh con i militari che probabilmente ci prendevano in giro per via dei pantaloncini, la condivisione della messa di due ore e passa, le contrattazioni dell’Irene mentre facevamo shopping, i felafel (ebbene si anche quelli), la caduta nell’immondizia “gerusalemmese” della Giulia, la gara tra la Nene e Irene… , la risata della Vale, la schienata di Checco al comodino durante la compieta, per non parlare delle sbrodolature di Checco, la resurrezione di Raoul e la missione per conto di Dio…e altre cose che mi vengono in mente sono: Anna, Nene, Vale, Benny, Carlo, Fede, Luca, Irene, Mirka, Cico, Giulia, Piro, Checco, Fabri, Ricky, Dave, Raoul e Habuna…per non parlare di quel messaggio di testimonianza che tutti ci hanno raccomandato di portare qui accantonando un po’ l’idea di Pace da portare lì…un compito arduo vero e proprio, facile per noi tessi ma difficile da trasmette…e allora RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE IN QUALCHE MODO!
Ragazzi, penso che molte parole siano inutili, infatti ne ho scritte fin troppe e forse ripetendo quelle che avete già scritto voi, ognuno in cuor suo sa quello che abbiamo provato e sa che e’ impossibile da descrivere…
Io vi ringrazio di quello che abbiamo vissuto insieme, vi ringrazio per essermi stati vicini e per essere stati un confronto, per essere stati degli amici e dei fratelli, per essere stati una comunità formatasi in 10 giorni…per essere stati dei sorrisi e delle lacrime…ve lo dico davvero sinceramente, e non vedo l’ora di rivederci!
Com’era? C’era un gruppo di Giovani Scout, CHE CAMMINAVA IN TERRA SANTA, VENIVANO DALLA LOMBARDIA E BERGAMO. ERANO BELLI E SIMPATICI MA SOPRATTUTTO COMICI, E CANTAVANO: FRECCIA ROSSA, Freccia Rossa, LA’ NEL WADI, là nel wadi, ECCO DOVE, ecco dove, VOGLIO ANDAR, voglio andar, TORNERO’, forse no/fatto!
(forse manca un pezzo, non mi squinquinfera completamente!)
Buona Strada & Shukran
Sika Attenta
VI ABBIAMO BECCATI!!!!!!!!
mercoledì 10 gennaio 2007
diario/2
Durante la dominazione, per più di una volta, i giudei si erano ribellati al potere imperiale costituito e avevano tentato di appropriarsi del governo mediante un colpo di mano.
Proprio nel 70dC era avvenuto un episodio simile e, per evitare che se ne verificassero altri, l’impero aveva usato la mano pesante e aveva messo a ferro e fuoco la città distruggendo il magnifico tempio di Salomone.
Durante la dominazione araba poi, sulla spianata del tempio, sarebbe stata costruita la moschea (il Dom of the Rock e la sua cupolona d’oro) ma questo è già un altro discorso.
Dunque…
Nel filmino si ricostruiva la storia di questa famiglia sacerdotale e la distruzione della loro dimora di cui potevamo osservare i reperti ritrovati attraverso la voce del figlio giovane del Sacerdote che si era schierato dalla parte dei rivoltosi.
Discorsi famigliari ortodossi, figlio che trasgredisce al padre, arrivano le legioni romane, ferro e fuoco, tutti morti…
Ed ecco…
La scena finale: bambini che giocano, mamme che li guardano e sorridono, belle cose…e una frase della Torah…
Il popolo di Israele che ha tanto sofferto finalmente ha di nuovo la sua patria.
Rimango perplessa: ho bisogno di rifletterci ancora.
Il quartiere ebreo è un quartiere ordinato, sembra di essere in una città diversa dalla Gerusalemme che abbiamo visto fin ora: le strade pulite, abbastanza ampie, gente…armata!
Vediamo più volte un gruppo di militari, avranno la nostra età.
Ci dicono che il servizio militare in Israele è obbligatorio per uomini e donne ed è della durata di tre anni e che i ragazzi e le ragazze della naia sono obbligati a girare con il mitra che gli è dato in dotazione; che siano in servizio o che non siano in servizio poco importa.
Probabilmente sono da poco al servizio militare perché sono un po’ “sfatti”, poco “inquadrati” e stanno girando per le vie della città con delle specie di guide che fanno loro vedere cosa devono difendere.
Rimango impressionata…eppure da noi fino a poco tempo fa era così…però non avevo mai colto questa “tensione” prima perché questi sono ragazzi che hanno la mia età e che-beh-qui fanno sul serio, si tratta- prima o poi – di sparare davvero.
Davvero sono impressionata.
Quando vedo civili con il mitra a tracolla (mi dicono che sono coloni) sono ancora più sconvolta.
Si sta facendo tardi e forse sarebbe il caso di dormire ma le parole hanno bisogno di fissarsi qui su questo foglio e non mi danno pace.
Camminiamo per il quartiere ebraico, risalendo il cardo e- senza soluzione di continuità-, ci troviamo nel quartiere arabo.
Ce ne accorgiamo perché la via si è fatta più stretta, la gente è vestita diversamente…tutto all’improvviso!
All’improvviso dalla regolarità all’irregolarità, agli odori forti, al suq, al mercato, dove tutti ti vogliono vendere tutto, alla spazzatura a lato della strada, alla gente, al casino.
Dimenticavo: nel quartiere ebraico c’è un negozio in cui c’è il modellino del terzo tempio di Gerusalemme e si raccolgono soldi per la sua ricostruzione (Nb: ricostruzione del tempio=radere al suolo la spianata delle moschee=…non voglio pensarci).
Entriamo incuriositi, il tipo alla cassa- perfetto ebreo ortodosso sta parlando al telefono, aspetto che finisca poi mi faccio coraggio e con molta stupidità gli chiedo:
sorry…I’ve a question: Why do you want to rebuild the temple?
Lui mi guarda e risponde
You can’t understand. We have to rebuild now the temple, we need to rebuild. We can’t speak we have to do…It’s something linked to religion!
Ok fratello, mi hai detto proprio tutto.
Grazie e ciao.
Arriviamo alla basilica del Santo Sepolcro.
I piedi dei pellegrini arrivano lì.
È una valanga di sensazioni.
Domattina all’alba sarò lì…senza troppa gente…scriverò tutto.
Buona nanna mondo!
S. Sepolcro (vuoto!J)
03-01-2007
Non è qui, vi precede…
Essere qui, Signore, sul Golgota…dove sei stato inchiodato ad una croce, dove sei morto per la nostra salvezza, vicino al luogo del sepolcro…sei risorto.
Io-Gesù- non me ne capacito, non riesco a rendermene conto, non…
Ma Tu.
Ieri siamo entrati per la prima volta qui, un dedalo di cappelle, di epoche, di stili, di storia, di confessioni che sembra di essere fuori, nel quartiere arabo, nel suq.
E poi le storie, ognuno che arroga a sé un pezzo di questa costruzione labirintica, lottizzata mattonella per mattonella che non si scherza se si dice che bisogna fare i gradini a due a due perché questo è della chiesa ortodossa e quello della cattolica…
E poi ogni confessione il suo stile, il suo modo di rendere lode a te, Gesù, che qui sei morto e risorto.
Non me lo aspettavo così, sono rimasta sconcertata dal caos, dal rumore tanto che avrei gridato “dov’è il mio Signore? Lo hanno portato via e non so dove lo hanno posto!”.
E ancora, con un po’ di arroganza, avrei gridato con più forza che non era possibile non rendersi conto che così non avremmo reso per nulla lode al nostro Signore ma piuttosto al demonio.
Sfarzo, confusione, rumore, pacchianate…finte…per me!
Ed ecco che, ad un tratto, tra questo nervoso emerge qualcosa di diverso che nemmeno io so dire cosa.
Batto i pugni su una colonna, pesto i piedi e piango- Gesù quanto piango.
All’inizio un pianto nervoso poi dolce, prima convulso e poi più caldo.
Ecco, Signore, tu sei morto e risorto al di là di ogni nostra complicazione, ti sei incarnato, sei diventato uomo, hai sofferto e sei risorto proprio in mezzo, dentro – completamente dentro- il nostro essere uomini, nella semplicità, in questa immensa semplicità che sconcerta, che muore per noi sulla croce in modo tanto alto e tanto assurdo che a noi non è dato di capire ma solo di riconoscere e piangere, come non abbiamo mai fatto, di quelle lacrime che solo tu puoi donare.
Ed oggi-Gesù- questi luoghi mi urtano molto meno, quasi mi sono famigliari, perché ti sento qui, perché mi somigliano.
Su questa roccia, coperta da mille cappelle, molto meno alta di quanto pensassi, è stata piantata la tua croce, qui hai esalato l’ultimo respiro dopo essere stato tanto crudelmente flagellato ed umiliato su una colonna che la tradizione vuole essere qui, che non riesco a guardare, dalla quale distolgo lo sguardo quasi impaurita, quasi schifata, quasi colpita.
Qui, su questa roccia che è bagnata dal tuo sangue, su una croce che dicono essere stata trovata da sant’Elena nella cappella sottostante ricavata da una cava di pietra che si trovava proprio sotto il Golgota, quella cava di pietra dell’antico testamento, di Isaia, “dalla quale anche noi siamo stati tolti.”
Ecco-Gesù- qui ho riletto la tua passione con occhi nuovi, con un cuore diverso.
Non ti ho sentito vibrare, non sono state sensazioni ma qualcosa di diverso che non so spiegare, qualcosa di assolutamente altro che la mia ragione non arriva a comprendere.
Il tuo Sepolcro-Signore-non c’è più, è stato distrutto.
Era scavato nella roccia, poi è stato isolato al tempo di Costantino per circondarlo di una chiesa che servisse a dargli il giusto rilievo e poi è stato distrutto: poco importa!
Io ti sento qui.
So che tu sei risorto e sei risorto qui…
Ci hai detto-hai detto a chiunque- quel noli me tangere che hai detto alla Maddalena.
Non mi toccare, non posso stare con te, non puoi stare con me ma-se mi hai incontrato- credi e và.
Punto.
È un salto nel vuoto…
Ma ci sto…Ecco, credo!
Urf ho studiato fino a tardi e ho preso una mezz’oretta per trascrivere qualche altra pagina ma…non è ancora finito!
Appena riesco vi mando il seguito!
A presto mondo!
Vi abbraccio fortissimissimo!
Vale_ticcy_chikay
Rino arrotino
Rino latino
Rino magazzino
Rino scontrino
Rino aguzzino
Rino casino
Rino cappuccino
Rino volantino
Rino tombino
Rino mandarino
Rino delfino
Rino canino
Rino felino
Rino magrebino
Rino tunisino
Rino algerino
Rino spuntino
Rino cherubino
Rino serafino
Rino fragolino
Chi dovesse trovarne ancora me lo faccia sapere che provvederò ad aggiungerli
Buona strada
Checco
perdere la propria umanità
Ho pensato al bambino pazzo del primo giorno di Gerusalemme (strano lo avevo quasi dimenticato) e mi sono chiesta "come si fa a pensare a questo bimbo come a una nemico o un terrorista?? rompiscatole pazzoiedi sì forse ma nemico... dieri proprio di no"
Allora mi ha colpito un altro pensiero...sta sera voglio essere testimonianza a costo di non essere ascoltata, di venire fermata perchè parlo troppo a lungo, di scoppiare a piangere io voglio che il mondo sappia cominciando dal mio clan!! ci provo promesso!!
e' vero, come ha detto dave l'unico modo per far si che qualcunocapisca cosa provi per qualcuno di speciale glielo devi far conoscere e io la voglia di conoscere la terra santa proverò a fargliela venire, non voglio più che le persone che vivono lì siano desumanizzate vogliono che vengano conosciute per quello che sono esseri umani con paure difetti pregi speranze e opinioni giuste o sbagliate che siano...questo è quello che voglio fare per iniziare la mia testimonianza il mio mandato...non so se ci riuscirò ma ci proverò...alla fine come disse Raul risorgendo dal sepolcro "siamo in missione per conto di Dio" e forse è vero un pochino...
vi prego pensatemi però, così almeno non sarò da sola sta sera, mi mancate tanto e il vostro appoggio sarebbe di grande aiuto, amici miei....volevo dirvi una frase che ho scritto la sera che io e Giulia abbiamo dormito insieme in famiglia..."sembriamo due amiche di vecchia data che si sono appena conosciute" e forse è proprio questo che siamo noi, il clan della freccia rossa terra santa 2006/2007.
un bacio, un abbraccio ed una lacrima
anna gabbiano tenace!!!
martedì 9 gennaio 2007
Patacca pataccarum
oh no, mi mancate già!
ecco qui una prima parte della trascrizione del mio diario di bordo della nostra avventura in terra santa.
ho voluto trascriverlo e mandarvelo per condividere con voi i miei pensieri di questi giorni.
alcuni sono davvero personali e sono stata in dubbio fino all'ultimo se mandarveli o no ma poi ho pensato che- beh- sarebbe stato troppo importante per me farvi conoscere un pò di più della mia storia e della mia identità...e soprattutto che di voi mi fido!
insomma, vi sto mandando un pò del mio cuore: fatene buon uso!
vi chiedo scusa se non sono riuscita a trascriverlo tutto ma è davvero troppo lungo però prometto che al più presto vi farò avere anche il seguito!
Credo di metterlo anche sul blog!
vi chiedo, se vi va, di farmi sapere cosa ne pensate, di mandarmi qualche commento.
sono frasi scritte di getto per cui non sompre sono ordinate e comprensibili ma le parole del cuore sono sempre un pò incasinate, non trovate?
anna..grazie per le frasi, fichissime!
Luca, grazie per i tuoi mille sbattimenti blg, sei davvero un mito!
Rino, grazie per le tue parole...mi hai fatto piangere!
GIu grazie per aver trovato al volo una data!
per le foto come facciamo?
e agli altri?
grazie a tutti di tutto!
un abbraccio, spero di sentirvi presto!vale
Ps: FRECCIA ROSSA LA NEL DESERTO ECCO DOVE VOGLIO ANDAR...TORNERò? MA CERTO CHE Sì!
Iallhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, shalom, shukran!
Da qualche parte sopra il mondo
Partiti: 10.50 Milano Mxp.
Ora sono da qualche parte sopra la Grecia, gran cielo limpido e gran panorama: il mondo dall’alto, che storia!
Sono già trascorse due ore di viaggio, tra un’oretta e mezza dovremmo arrivare a Tel Avive questa volta non ci sono problemi di coincidenze da prendere (più che altro da perdere) per cui dovremmo arrivare puntuali (benedetti siano gli aerei e chi li ha inventati)J.
Ci hanno servito un pranzo Israeliano…eh eh…iniziamo ad entrare nel clima “speziato” e “puro”, nei sapori forti di questa terra che non vedo l’ora di raggiungere, questa Terra Santa che a lungo ho sognato.
A Malpensa abbiamo superato il famigerato colloquio-interrogatorio con i dipendenti di El-Al (“come si chiama il vostro responsabile?” “hem…non lo so, di solito lo chiamiamo con un soprannome, va bene lo stesso? Sì, sì ma ci conosciamo da un anno”) e i millesettecento check-in per “garantire la vostra sicurezza e la sicurezza del Paese in cui vi state recando”.
TERRA SANTA…STO ARRIVANDOOOOOOOOO!
Deserto, cammino, gente, incontri, silenzio, Gesù…Gesù!
Sento che qualcosa di forte cambierà in me, qualcosa di grande!
Ho il cuore un po’ in subbuglio, non so perché, dovrei essere molto tranquilla, ormai dovrei essere abituata a viaggiare, a spostarmi, l’ho sempre fatto e non ho mai provato queste cose, certo un po’ di agitazione ma mai così.
Sento che sarà qualcosa di diverso, che questo viaggio segnerà una svolta decisiva, totale nella mia vita, che succederà qualcosa che mi colpirà profondamente ma non riesco ad intuire fino a che punto.
Lo sento proprio tanto, sento che Gesù mi sta dicendo qualcosa.
È un periodo molto strano, un po’ di notte, di incertezza su tante cose (famiglia, università, parrocchia, scout) e questa sensazione che qualcosa, certamente, cambierà mi scuote nel profondo.
Ho bisogno di pregare, di chiedere a Gesù di starmi vicino.
Non nego che la paura è anche legata alla situazione socio-politica dei posti in cui andremo e alle esperienze che faremo.
Forse è suggestione legata a tutte le raccomandazioni che tutti mi fanno, a tutti i “ma sei pazza” che mi sono sentita ripetere, a tutti i “ma tu cose normali non ne fai mai?” che mi hanno detto, ma – comunque- mi sento strana, onestamente anche un po’ stupida.
Gesù mi sta mettendo alla prova in questo periodo, lo sento forte, presente, vicino ma allo stesso tempo ho paura di sentirlo…
Non so spiegare.
Si alternano continuamente momenti di forte consolazione e momenti di forte paura e senso di smarrimento.
Non so.
Ora riposo un po’ vista la levataccia di questa mattina.
Ps: nel cuore l’attesa e le persone…le persone!
29/12/2006
Gerico
Eccoci arrivati a Gerico.
Scendiamo dal bus che ci ha portati fin qui dall’aeroporto di Tel Aviv superando i vari check point senza nessuno che facesse poi tante storie, in fondo siamo “scout cattolici italiani in pellegrinaggio ospitati a Gerusalemme a Casa Nova”. Non c’è che dire: la lezione l’abbiamo imparata proprio bene!
Quando scendiamo dal bus abbiamo alla nostra destra la moschea che diffonde nell’aria i suoni del muhezzin che celebra la preghiera della sera, a sinistra la parrocchia-scuola-oratorio-sede scout del buon pastore che illumina la strada con una croce orientata – ovviamente – verso la moschea che risponde di tutto punto con una serie di mezze lune effetto intermittenza.
Siamo proprio arrivati, me ne rendo conto!
Siamo ospiti della famigerata parrocchia-scuola-oratorio-sede scout di cui parlavo prima.
Al nostro arrivo ci accolgono i parrocchiani super entusiasti in perfetta uniforme scout palestinese e il loro Abuna (padre) Feraz (?) nonché un clan del Sarnico che sta per concludere la sua route invernale in Terra Santa e che, in un modo o nell’altro, ci passano il testimone.
Conosciamo anche Abuna Alberto, un omone gigantesco e ben pasciuto con un sorrisone che solo a vederlo ti vien voglia di fidarti e di volergli bene, e Raul il nostro capo campo.
Il gruppo è già coeso, ci capiamo già con uno sguardo, sono i miracoli di viaggi e la mano di Gesù che viaggia con noi.
Partono i bans e i canti e si crea un’atmosfera di gioia che esploderà nella cena che ci offrono a base di pollo, riso e yogurt.
Che bello, mi sento accolta con gioia, davvero con il sorriso sulle labbra, quello di coloro che hanno voglia di condividere, di scoprire, di sperare un po’ insieme.
Mentre mi perdo nei pensieri Abuna Ferez ci richiama tutti in atrio: “stasera festa!”.
Iniziano a ballare per noi i più piccolini su musiche tamarrissime, poi è la volta di quelli un po’ più grandicelli.
Danzano su musiche arabe, saltellano, muovono i fianchi come io non saprei mai fare, coordinati, perfetti.
Ritmi che ho sentito altre volte qui hanno un sapore tutto diverso!
È la volta dei ragazzi del clan: la musica si fa tradizionale, un quarto d’ora di saltelli e gran ritmo: che storia ragazzi!
Mi vien voglia di ballare (a me può venire voglia di ballare? Beh evidentemente si! J).
Balliamo tutti insieme, parte un trenino poi cerchiamo (in vano) di imparare qualche passo.
Le musiche palestinesi tradizionali si alternano alla musica dance e noi ci lanciamo in pista in continuazione, senza paura, con la voglia di mettersi in gioco fino in fondo.
Sto scrivendo da cani, lascio frasi spezzettate a metà ma la stanchezza è davvero tanta!
Abuna Alberto questo pomeriggio, dopo la preghiera, ci ha chiesto di rispondere Amen a Gesù, al suo invito a entrare nella Terra Santa con tutto quel (poco!) che siamo per lasciarci davvero incontrare da quello che viviamo e che Lui vorrà farci vivere.
Amen, così sia…
La serata di gioia finisce perché è davvero ora di andare a nanna.
Abuna Ferez vuole lasciare un fazzolettone scout ai capi clan del Sarnico ed anche ai nostri capi a mò di ringraziamento e saluto e conclude il suo discorso in un italiano (quasi) perfetto dicendo: “noi vi abbiamo nel cuore, vi teniamo stretti qui perché ci testimoniate che possiamo stare insieme nella Gioia che ci unisce. Vorremmo venire da voi ma non ci è possibile, per noi non è così facile muoversi ma voi- amici- siete e sarete sempre i ben venuti”!
Mi commuovo.
Ripenso alle poche parole scambiate con Davide sull’autobus, a quel “ se loro escono non possono più rientrare”, vedo questi volti, questi suoni, questi sapori, questi profumi e sento forte il bisogno di immergermi completamente in questa terra, non per capirla ma per sentirla fino in fondo. La terra su cui Gesù ha camminato, da sempre lacerata da conflitti…qui, dove Lui ha scelto di avvicinarsi così tanto a noi da farsi come noi, da assumere la nostra natura!
Vorrei raccontare ancora di questa giornata ma mi fermo un po’ a pregare, affido a Gesù le persone che ho incontrato e quelle che viaggiano con me ma anche quelle che vorrei fossero qui per abbracciarle, stringerle forte per far loro capire il bene che gli voglio e quanto siano importanti per me.
Penso che domani andremo nel deserto: incontro all’essenzialità e alla difficoltà di un cammino che non so cosa abbiamo in serbo per me.
Ps: ho letto la lettera di Silvia, mi sono commossa (tanto per cambiare…non piango mai io…J)
CAMMINERò
Contenta
Correndo
Fermandomi
Guardandomi attorno
Cantando
Sorridendo
Rialzandomi
Pensando
Grazie Mondo!
30-12-2006
Deserto di Giuda
Appunti meditazione (Mc 10, 46-52)
Rabbonì, che io riabbia la vista.
Gerico è la terra della promessa.
Quando arrivi qui dopo il deserto vedi il verde, l’acqua, la città.
Eppure si può essere nella terra della promessa ed essere ciechi.
Sono cieco anche io.
Continuo a rimandare le scelte della mia vita, quelle serie, ho 20 anni e non capisco se sono un adolescente oppure un adulto…potessi scorgere un po’ di luce: “che io riabbia la vista!”.
Siamo esattamente in questo posto: mentre Gesù usciva da Gerico un cieco sedeva mendicante nei luoghi di passaggio dei pellegrini di Gerusalemme.
Mendicante è colui che chiede, non vede ma sa domandare, sa rivolgersi a Dio chiedendo, è l’opposto di chi crede di poter bastare a sé stesso.
Non vede ma sente, è cieco ma ha affinato altre capacità: il Signore ha gli strumenti per incontrarlo per cui ha gli strumenti anche per incontrare te.
Passa, il Signore, è passato per Gerico e può passare anche per la tua vita aspettando che tu dica: “Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me”, “che io riabbia la vista”.
Qual è la domanda di inizio di questa settimana? Gridala!
Quelli che sono attorno a Gesù chiedono al cieco di stare in silenzio, di non disturbare il maestro, azzittiscono il cieco ma lui non si è sentito umiliato, anzi, ha urlato ancora più forte.
Non scandalizzarti se chi è con te in parrocchia, nel gruppo scout, non ti aiuta ad avvicinarti a Gesù: è così, è sempre stato così…ma tu non avere paura e continua ad urlare perché vuoi incontrare il Signore.
Gesù questa gente la cambia, Lui sì che sa fare i miracoli: converte i suoi seguaci, il Signore ti rende capace di stare vicino ai fratelli che – altrimenti – avresti allontanato.
Il cieco lascia il mantello, tu cosa lasci?
Siamo troppo appesantiti, dobbiamo lasciare qualcosa.
Colui che sedeva ai margini della strada con la sua umanità e la grazia del Signore si alza e lo segue.
Meditazione personale
Ecco, su questa strada su cui sono seduta passava Gesù con i suoi discepoli circondato da tanta gente, scendeva lungo questa strada dove sorgeva la Gerico romana, il palazzo di Erode.
Attorno il deserto, quel deserto, quei sassi, quella pietra che oggi ho calpestato.
E lì, a lato della strada, sedeva Bartimeo, cieco, mendicante.
Non ha avuto timore, voleva incontrare Gesù ed ha urlato, con tutto il fiato che aveva in gola: figlio di Davide, abbi pietà di me.
Sono qui, Signore, ho visto il tuo deserto, l’asperità di questo luoghi.
Ora, seduta su questa strada, al ciglio della mia vita, mentre i fratelli mussulmani vibrano nell’aria le loro preghiere e le capre belano senza fine, io urlo – Signore- “abbi pietà di me”.
Mandami a chiamare, sollevami, prendi la mia mano.
Ho bisogno di te – Gesù- ho bisogno della tua misericordia, della tua presenza, del tuo sguardo di Padre.
Rabbonì, che io riabbia la vista.
“coraggio, alzati, egli ti chiama!”.
Ho urlato a te – Gesù – fammi la grazia di avere la forza e il coraggio di alzarmi da terra e di seguirti.
Gerico 30-12-2007
H 17:10
Eccomi qui: cinque minuti di pausa dopo la cena- merenda.
Butto giù qualche parola a caldo, sarà una cosa molto veloce perché non c’è tempo e oltretutto ho un gran mal di testa.
Un elenco:
il muezzin
il deserto di giuda
i colori, i profumi, il silenzio
la preghiera lungo la strada
“Gesù che ai suoi faceva fare strada”
i sassi che ho raccolto
le persone che penso sempre
le strade sporche e povere
la merenda con pollo (speziato) e riso (speziato) e yogurt (acido)
l’intestino che si ribella
il bene che vi voglio
il narghilé
H 22:43
Che stanchezza!
Cotta dal sole e dalla camminata nonché dal ritmo serrato di questa giornata, sto per andare a nanna in questa casa che ospita me e la cico, compagna di strada, davvero una grande!
L’ospitalità è calda, molto calda…ci hanno rimpinzate di cibo.
(s)Consiglio a chiunque di provare l’ebbrezza del finocchio con la cioccolata calda!
Ora pigiamino e a nanna!
Signore,
che oggi mi hai accompagnata per mano nel tuo deserto
e mi hai fatto camminare nella contraddittorietà
di questi luoghi,
accetta la preghiera che chiude questa giornata.
Accetta i sorrisi, gli sguardi, i luoghi che ho incontrato.
Accetta questa mia stanchezza
E questa gioia che serbo nel cuore.
Accetta i miei passi nel deserto
E quelli di tutti i miei compagni di route.
Accetta i colori di questa terra, di questa gente, di queste case.
Accetta la mia povertà e la mia paura immensa
Di buttarmi fino in fondo in questa vita.
Accetta i moti del mio cuore,
quelli più nobili e quelli meno nobili.
Cammina con noi!
Buona nanna mondo!
31/12/2006
Ultimo giorno dell’anno J
“Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi ve l’ho assegnato (…) nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò” Giosuè
“Non ti ho comandato: sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché con te è il Signore tuo Dio, ovunque tu vada”.
Meditazione Abuna Alberto
Deut 36, Giosuè 1-6
Sarà successo davvero così?
È Dio quello che ordina di sterminare tutti?
È il Dio del “porgi l’altra guancia?”
Il problema esiste ed anche per questo si propongono pagine non dolciastre ma abbastanza amare: è il problema della scrittura che parla per simboli che devono essere in qualche modo decifrati.
Il messaggio fondamentale di queste pagine è la fedeltà di Dio e il fatto che gli ostacoli, anche quelli che sembrerebbero essere i più insormontabili, ci sono ma dietro a tutto rimane la fedeltà del Signore.
Esistono momenti in cui sembra che Dio ti abbia preso in giro, come per Mosè che muore prima di entrare nella Terra Promessa ma…ma la promessa di Dio, non i tuoi desideri!, non viene meno!
Dio non delude.
Quanto al Dio violento…esistono molte pagine dell’antico testamento in cui Dio appare violento, bisogna però entrare nel linguaggio.
Dio si rivela un po’ alla volta, quello della Bibbia è un cammino che ha bisogno di tempo.
Nella Bibbia c’è una rivelazione graduale di Dio.
La prima fase della conoscenza di Dio avviene attraverso la consapevolezza che c’è qualcuno che ti accompagna anche nelle faccende insperate ma non è tutto.
Per noi Cristo è il volto incarnato di Dio, Gesù è la rivelazione completa.
Il primo passo è dunque quello di accorgersi che Dio si prende cura di te ma questo non è tutto, bisogna arrivare fino alla consapevolezza del fatto che Gesù muore sulla croce per amore e per un amore che è tanto grande da apparirci quasi assurdo, inconcepibile.
L’amore umano più vicino a questa situazione è quello di una mamma che muore per lasciare vivere il suo bambino.
1-01-2007
Notte tarda, molto tarda
Buon 2007!
Inizia questo nuovo anno ed inizia qui a Gerico, tra i fratelli scout palestinesi, nella gioia delle danze sguaiate, su ritmi arabi, circondati dal deserto di Giuda, tra i profumi forti di sporcizia e piante e spezie e carne alla brace.
Inizia bagnato dalla pioggia che non ci lascia camminare nel deserto e ci fa rimandare tutto di un giorno ma – poco importa – perché “la preda di domani la caccerai domani” (lupus docet).
Comincia sulla terra dove ha camminato Gesù, nelle sue zone dove è nato ed ha predicato.
Inizia tra questa gente che è rinchiusa qui, circondata da uno stato, quello di Israele, che li blocca con i check point e li strangola nelle loro libertà negate.
Inizia con i canti del muezzin dal minareto, il suono delle campane cristiane ortodosse e cattoliche e copte, in questa piccola comunità.
L’ultimo giorno del 2006 è passato nella famiglia palestinese che mi ha ospitata: una casa carina in mezzo a case povere e alla sporcizia delle strade circondate da Bazar pieni di cose di vario genere, di cibarie miste ai computer, in mezzo a mille colori.
Una casa di persone benestanti ma umili e semplici, in classico stile orientale.
Un’accoglienza unica, che ho gustato solo qui in questa terra che non capisco ancora ma che apprezzo per la sua capacità di sopravvivere nonostante tutto.
Ora sono troppo stanca, penso che andrò a dormire anche se avrei una gran voglia di continuare a scrivere!
Gesù, per questo 2007 ti chiedo occhi nuovi, grazie per l’anno che mi hai dato di vivere!
1-01-2007
Deserto di Giuda
Un silenzio che si può tagliare, né vento né acqua, solo il rumore dei tuoi passi e il tuo respiro un po’ affannato.
Se ti fermi non senti nulla, solo il tuo cuore che batte all’impazzata.
Alzi lo sguardo, forse qualche uccello, il sole e queste rocce, questi sassi che ti scivolano sotto i piedi.
Dio, dove sei?
È una lotta con me stessa.
Dio, dove sei?
Guardo alla mia miseria.
Dio, dove sei?
Silenzio.
Anche il suono della mia voce torna alle mie orecchie in modo tanto diverso che stento a riconoscermi.
Riprende il cammino.
Stai con me, ti prego.
Deut 8, 1-5
Mi ricorderò, Signore, di questo deserto che mi hai fatto percorrere nella mia vita, di questo silenzio, di questo mistero, di queste tue correzioni.
E ancora mi ricorderò della manna con cui mi hai nutrita per farmi uscire da questo deserto.
Voglio camminarci ancora, in questo deserto che ti entra dai piedi, dal cammino, dagli occhi, dalle luci, dalle orecchie, dal silenzio, dal cuore…
Non vedi la fine, lo sguardo si perde.
È impressionante aver camminato così tanto, essere quessùe perdere lo sguardo sui queste rocce sempre uguali e sempre diverse e non sapere quant’è ancora la strada che devi percorrere.
Riprende il cammino…in silenzio!
1/01/2007
Gerusalemme
Gerusalemme, la città santa.
Dopo i mille cambi di programma eccoci arrivati.
Lungo il cammino nel deserto ma ora eccoci qui, come pellegrini per le vie del mondo.
È impressionante pensare che sono qui e che ho potuto superare tutti i check point tutto sommato senza grandi problemi, tutto sommato con tranquillità mentre le persone che fino a questa mattina ci hanno ospitati non possono muoversi liberamente all’interno del loro paese.
Impressionante pensare che, tutto sommato, sono rassegnati.
Perché, poi? Cosa ci possono fare? Morire? Sembra essere l’unica soluzione.
È complicato entrare in questo discorso che esiste da sempre e che non si vuole risolvere da nessuna delle due parti o per lo meno questo è quello che mi è sembrato di capire dalle parole scambiate con chi mi ha ospitata.
È impressionante attraversare il muro, i mille controlli, i mille check.
Le sbarre ti soffocano, ti paralizzano, tanto più se pensi che c’è chi non può passare.
Cavolo, questa cosa proprio mi è rimasta dentro, questo fatto che c’è qualcuno che non può uscire dalla sua città se poi ci vuole tornare.
…Gerusalemme città della pace…
Certo, arrivare qui dopo tutto questo cammino ristora ma…ma rimane il cuore teso agli occhi di fuori.
Non so, devo sedimentare: devo sedimentare proprio tutto per avere uno sguardo più obiettivo.
Non so dove saremo nei prossimi giorni, i programmi sono fumosi (almeno per noi) e devono essere tanto flessibili da adattarsi alla situazione che, di volta in volta, troviamo.
Di sicuro cammineremo e vedremo e sentiremo molto di questa terra, non tutto…motivo in più per tornare!
Spero che- ancora- passeggiando per le strade in pantaloncini corti la gente di incuriosisca e saluti in arabo, israeliano, inglese, come se la sente, e i bambini vengano ancora incuriositi ad urlarci le peggiori parolacce che sanno per farci sentire che, sì, esistono anche loro, e che i canti e la voglia di stare insieme arrivino ancora alle orecchie delle persone che incontriamo!sono ambiziosa e forse un po’ bambina ma quando cammini per le vie di un paese e stringi mani e ricevi sorrisi, il mondo già cambia non per merito nostro ma per chi da lassù ci guarda tenendoci sul palmo della sua mano.
Donaci la tua pace!
Oggi siamo entrati in una moschea (per grande gioia di muezzin Davide J).
Mi ha fatto impressione perché era semplice e accogliente.
Mi sono sentita stranamente voluta bene…non è poco una sensazione così di questi tempi!
2/01/2007
Gerusalemme
Viuzze strette strette che si rincorrono tutto attorno, bazar arabi e segni religiosi – ogni religione – ovunque.
Siamo a Gerusalemme eppure non me ne rendo conto perché la tensione del cuore è rimasta a Gerico e al cammino percorso, tra i palestinesi e le loro libertà negate.
pomeriggio
Muro del pianto.
Tasti la fede e la lotta, tasti la percezioni forti di chi prega con tutto il corpo.
Sopra, le moschee e il mondo dell’Islam.
Senti le parole e vedi la gente che ciondola per pregare quel Dio che qui, e non altrove, è presente.
Alzo lo sguardo, la cupola d’oro.
Altro Dio, altra fede, altra cultura.
Così come Gerusalemme, un intreccio di vie che non si sanno sbrogliare, che si aggrovigliano su sé stesse.
Un dedalo infinito.
E se ti volti, se cambi zona, ecco gente diversa, un rabbino con i suoi riccioli che scendono lungo il viso a ricordargli di non tagliare le estremità, un ortodosso con il suo vestito nero, un mussulmano e la sua donna dal capo coperto e poi un francescano e la sua corda.
Ti perdi tra i bazar aperti-chiusi-colorati-oggetti sacri-souvenir…
Ti ci perdi dentro.
Così in questa situazione socio-politica.
Gerusalemme si apre, le viuzze scompaiono sul muro del pianto non perché qui ci fosse una piazza ma perché è stata creata durante la guerra dei 7 anni.
Non lo capisci, rimani sospesa tra questo muro, quella cupola, queste viuzze, quella gente, queste barriere.
Respiro: “se se qui, ascolta queste preghiere”.
Molto tardi la notte, quando vorresti dormire e invece scrivi
È notte.
Dopo una giornata molto intensa mi fermo a scrivere alcune impressioni che – altrimenti- rischiano di sfuggire nel marasma di sensazioni che ogni giorno si rincorrono all’infinito.
Il muro, per arrivarci un check.
Se ci pensi già ti si accappona la pelle e – per giunta – ti viene un gran nervoso per il continuo metti e togli lo zaino, metti e togli la fibia, passa e non passa dal metal detector…
Da turista è diverso: tutto è molto più suggestivo, compresi i check perché sono parte, per così dire, della tua sicurezza e della sicurezza della gente che qui ci abita.
Senza farsi troppe domande: è molto suggestivo, punto.
Da pellegrino non è così, per noi è molto diverso.
Percepisci almeno in parte l’oppressione di chi è “al di là”.
Al di là del check (giovani israeliani obbligati a 3 anni di servizio militare, giovani palestinesi obbligati a non passare), al di là del muro (del pianto e di protezione), al di là dell’ortodossia (di qualsiasi religione), al di là della vera religione, al di là della vera rivelazione.
Al muro è un marasma di sensazioni.
Voglio rubare qualche fotografia, per stamparmela ancora meglio nella memoria, per ricordare le sensazioni.
Ho paura di dimenticare.
Immagino quello che c’era prima e che nel 67 è stato letteralmente tolto di mezzo per creare la “spianata del muro” che un po’ facesse concorrenza alla spianata delle moschee che, a sua volta, era la spianata su cui sorgeva il tempio di Gerusalemme, e un po’ desse il giusto rilievo al posto in cui c’era Dio.
Era una cosa così tanto importante che- se l’ONU non avesse posto un limite- penso che avrebbero continuato in quest’opera di liberazione del muro che altro non è che la cinta di contenimento della base del tempio di Gerusalemme bruciato dai romani nel 70d.C.
Comunque…
Il sacro si sente, di respira, si vede…abbassi lo sguardo, il muro, lo sollevi ed ecco la cupola d’oro.
Uomini a sinistra e donne a destra.
Ciondolano e mettono bigliettini nelle fessure, tra le mani la Torah o il Talmud, qualcuno è coperto da una specie di stola, gli ebrei ortodossi sono vestiti in nero con il tipico cappello da jew visto mille volte nei films, alcuni hanno delle scatoline sul capo e sul braccio sinistro in cui sono contenuti dei versetti della Torah, le donne tutte vestite di nero.
Gli uomini cantano e leggono ad alta voce, qualcuno sta celebrando un rito che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Tremante mi avvicino alla parte delle donne, consigliano di coprire il capo per rispetto ed io lo faccio, mi copro il capo ed entro.
Tremo ad ogni passo.
Non voglio arrivare fino in fondo ma mi fermo un po’ dietro, a mezzo tra la paura e il rispetto del luogo.
Osservo queste donne più o meno giovani, ragazze come me, più o meno della mia età, che leggono il libro che hanno tra le mani non ad alta voce ma aprendo e chiudendo la bocca come se stessero parando con qualcuno.
E intanto ciondolano liberamente, avanti e indietro poi a destra e a sinistra.
Verrebbe quasi voglia di farlo anche a me, per sentire la sensazione, per pregare anch’io così.
Ho voglia di pregare ma non riesco a dire né a pensare tanto meno nulla.
Solo “Signore ascolta queste preghiere”, tutto il resto sono parole inutili.
Ci metto un po’ a riprendermi.
Ci spostiamo nel quartiere ebraico che si trova esattamente di fronte al muro.
Non vorrei perdere tempo a spiegare il filmato della burning house ma mi rendo conto che è un tassello importante che non posso saltare.
È una casa buciata durante l’incendio di Gerusalemme (70dC) ad opera dei romani.
(continua)
Non riesco più a trascrivere al pc, mi sta venendo mal di testa ma…promesso: will be continued!
Chiky








