venerdì 23 febbraio 2007

Racconto altri due giorni

31 dicembre 2006
La mattina è incominciata con la messa nella piccolissima chiesa cattolica, a lato dell’oratorio. La comunità cattolica (e cristiana in generale) è proprio piccola.
Partiamo per visitare il Monastero della Quarantena, appena fuori Gerico, monastero abbarbicato a metà di una collina desertica. La salita sembra enorme, ma è un’impressione, in poco tempo siamo su, e la vista sarebbe spettacolare se un po’ di foschia non ci impedisse di godere di tutto il panorama! Aspettiamo e intanto pranziamo, e nonostante qualche pellegrino bussa ripetutamente e fin troppo insistentemente alla porta di ingresso, quel cazzone di monaco che gestisce il monastero non apre. Torniamo giù e intanto comincia a piovere...
Verifica delle notti passate in famiglia, cena e festeggiamo capodanno! Ormai siamo tamarri veri, e anche stasera la techno e la dance si sprecano!
Concludiamo la serata salutando i nostri amici palestinesi, ci scambiamo i foulard e qualche altro piccolo regalo, come i distintivi o i portafoulard, e ovviamente gli indirizzi msn.

1 gennaio 2007
Partiamo da Gerico a malincuore, mi sono trovato bene. Ci fermiamo di fianco a un kibbuz e cominciamo la nostra camminata nel deserto lungo un pista tracciata. Ogni tanto si vede qualche dromedario in mezzo al deserto. Arriviamo alle grotte di Kumran, grotte in cui 2000 anni fa, prima che i romani la distruggessero, si era formata una comunità di persone che cercavano una vita religiosa lontano dalla corruzione di Gerusalemme, e grotte in cui sono state ritrovati i più antichi manoscritti conosciuti della Bibbia, manoscritti redatti, appunto, dai religiosi di Kumran. Visitiamo anche i resti del centro della comunità, per poi incamminarci pian piano verso il deserto. Arriviamo in cima alle colline (colline o dune?? Non so come chiamarle!) e vediamo il Mar Morto stendersi non molto lontano da noi, volevamo farci il bagno, ma non so perchè, non lo faremo... *****!!!
Pranziamo a base di pane, una fetta di prosciutto a testa, arance, datteri e pompelmi giganti!
Ripartiamo e in questa seconda parte del nostro cammino nel deserto ci viene chiesto di camminare in silenzio e separati...
Mi guardo intorno, che posto spettacolare il deserto. Mi stupisco di come anche in un posto così ci possa essere la vita, qualche dromedario e qualche insetto. Che bei posti... che bei posti...
A un certo punto comincio a sentire un rumore sordo, e in lontananza tra due colline noto una torretta d’avvistamento, camminiamo ancora un po’ ed ecco che spunta una base militare isreliana, così, in mezzo al deserto. Il rumore sordo cresce sempre di più, capiamo che è un carro armato, e ho una voglia pazza che questo spunti da dietro la collinetta che ci copre alla vista della base militare. Avete presente una di quelle scene da film in cui un carro armato spunta d’improvviso e cattivissimo e vi punta il suo bel cannone addosso? Ecco, è quello che spero succeda, se succedesse che risate!
Continuiamo il nostro cammino lungo una strada che passa a poche centinaia di metri dalla base, e tutto a un tratto, girata una curva, le colline che fino a prima erano un rosastro grigio, prendono colore, e diventano di una terra rossa che mi stupisce per la bellezza. Che spettacolo, non ho parole...
Sono felice, soddisfatto, e il gruppo che insieme a me cammina mi piace un sacco. Anche l’aria sembra essersi fatta frizzante e gioiosa. É un insieme di sensazioni che mi riporta indietro di qualche anno, alla mia route di noviziato, uno dei momenti più belli e soddisfacenti della mia vita. Sento di stare vivendo una grande esperienza.
Camminando lungo la strada arriviamo ad una scuola coranica, dove per i mussulmani si troverebbe anche la tomba di Mosè. Entriamo ed è tutto incasinato e sporco, e si, sono proprio arabi. Devo ancora capire questa cosa, il vizio arabo del disordine, della confusione e dello sporco. Boh.
Entriamo nella moschea, un giretto veloce. Sono un po’ perplesso, le moschee me le aspettavo ben diverse. Anche solo il nome, moschea, richiama qualcosa di grandioso, di magnifico. E invece sono molto semplici, spoglie. Non nascondo che un po’ sono deluso.
Riprendiamo la nostra strada questa volta a bordo di un pulmino e una macchina, e arriviamo a Gerusalemme. È buio è da fuori noto poco. Arriviamo al check point per passare il muro, dobbiamo salutare i nostri due amici palestinesi di Gerico che ci hanno accompagnato fino a li, ma che non possono superare il check point. Non ho la prontezza di spirito o solamente la lucidità di soffermarmi a pensare a questo. E mi dispiace.
Entriamo dalla porta di Damasco, e camminiamo in mezzo al Suk, il mercato di Gerusalemme, e per fortuna a quest’ora tutti i negozi sono chiusi!
Arriviamo al Casanova, la casa-albergo dei Francescani, e ci diamo dentro con la cena, la prima cena un po’ all’italiana, a base di minestrina... d’altronde l’età media in questo posto è sui 60 anni...
Dopo cena ci spostiamo a un ex orfanotrofio che sarà il nostro alloggio in questi giorni a Gerusalemme. Non è un albergo, ovvio, ma è accogliente e mi piace, un posto tutto per noi.

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