venerdì 9 febbraio 2007

Questo blog sta un po' morendo...

La partecipazione a questo blog è calata parecchio... peccato.
Do il mio contributo a rivitalizzare un po' queste pagine pubblicando una parte per volta il mio diario della route.
Non l'ho ancora terminato, non trovo mai il tempo, ed è solo una bozza... prendetelo così!

29 dicembre 2006
Sveglia alle cinque per partire per quella che mi aspetto essere una gran bella esperienza, carica di proposte... mi metto gli scarponi e la divisa (dopo quattro anni ho anche attaccato i distintivi!), e non è una cosa così. Ho voglia di metterli questi scarponi e questa divisa, è la voglia di mettermi in cammino, di mettermi sulla strada, e di farlo in un determinato modo...
Arriviamo all’aeroporto e dopo aver incontrato gli altri della route ci avviamo al check-in dove, uno ad uno, ci interrogano su dove andiamo e cosa faremo, chi incontreremo, e dove alloggeremo. Ovviamente le nostre risposte si avvicinano solo vagamente alla realtà: se solo alludiamo al fatto che incontreremo palestinesi, torneremmo a casa.
Saliamo sull’aereo e quello che noto è la cordialità e la disponibilità, un essere amichevole dell’equipaggio. Sulle compagnie italiane di solito l’equipaggio si limita al rapporto di “lavoro”.
Guardo fuori dal finestrino dell’aereo: strabello! Solo non capisco dove siamo.
Arriviamo a Tel Aviv, l’aeroporto è enorme, bello, e vuoto.
Mi colpisce subito il fatto che tutte le case sono dello stesso colore, bianco o beghe molto chiaro. Chiedo a Davide, dello staff, mi spiega che esiste una legge nazionale che stabilisce i colori degli edifici in base alla zona in cui si trovano. Mi colpisce anche l’ordine della città. Non sembra un paese in guerra.
Si sta formando un bel gruppo.
Arriviamo a Gerico al buio, sono le quattro. La Cico si sorprende e dice: “Ma in Italia alle tre non è così buio!”, grazie al cavolo, secondo te Cico perchè esiste il fuso orario?
Scendo dal pullman e la prima cosa che vedo è una moschea illuminata con il lamento del muezzhin che si spande forte nell’aria. Che roba.
Entriamo nell’oratorio, che si trova esattamente davanti alla moschea, di fianco ovviamente alla chiesetta cattolica, e a lato della chiesa ortodossa. Le diversità qua convivono, sembrerebbe...
Siamo accolti dagli scout di Gerico, sentiamo il loro calore, e insieme a loro dal clan del Sarnico. Ci viene offerta una cena palestinese, a base di pollo, yogurt, cipolle, e qualche altra verdura non identificata. Impareremo a farcene un’abitudine.
Passiamo la serata in un clima di gioia, grazie anche a Abuna Feraz, con balli e danze.
Vado a letto, e mi accorgo come anche una semplice giornata di viaggio come oggi mi da molte occasioni per pensare.

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