lunedì 26 febbraio 2007

Se oggi è il 26 Febbraio

........... vuol dire che ieri mi sono dimenticato di fare gli auguri a Pirooooooooooooooooo scuuuuuuuuuuuuuuuuusaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!

venerdì 23 febbraio 2007

Come promesso...

Eccovi una foto di Carletto in Val Codera, quindi al suo secondo anno di reparto, nel 2000...
Un bacio a tutti e buona serata!
Ora scappo che altrimenti arrivo in ritardo..ciaooo!!

Racconto altri due giorni

31 dicembre 2006
La mattina è incominciata con la messa nella piccolissima chiesa cattolica, a lato dell’oratorio. La comunità cattolica (e cristiana in generale) è proprio piccola.
Partiamo per visitare il Monastero della Quarantena, appena fuori Gerico, monastero abbarbicato a metà di una collina desertica. La salita sembra enorme, ma è un’impressione, in poco tempo siamo su, e la vista sarebbe spettacolare se un po’ di foschia non ci impedisse di godere di tutto il panorama! Aspettiamo e intanto pranziamo, e nonostante qualche pellegrino bussa ripetutamente e fin troppo insistentemente alla porta di ingresso, quel cazzone di monaco che gestisce il monastero non apre. Torniamo giù e intanto comincia a piovere...
Verifica delle notti passate in famiglia, cena e festeggiamo capodanno! Ormai siamo tamarri veri, e anche stasera la techno e la dance si sprecano!
Concludiamo la serata salutando i nostri amici palestinesi, ci scambiamo i foulard e qualche altro piccolo regalo, come i distintivi o i portafoulard, e ovviamente gli indirizzi msn.

1 gennaio 2007
Partiamo da Gerico a malincuore, mi sono trovato bene. Ci fermiamo di fianco a un kibbuz e cominciamo la nostra camminata nel deserto lungo un pista tracciata. Ogni tanto si vede qualche dromedario in mezzo al deserto. Arriviamo alle grotte di Kumran, grotte in cui 2000 anni fa, prima che i romani la distruggessero, si era formata una comunità di persone che cercavano una vita religiosa lontano dalla corruzione di Gerusalemme, e grotte in cui sono state ritrovati i più antichi manoscritti conosciuti della Bibbia, manoscritti redatti, appunto, dai religiosi di Kumran. Visitiamo anche i resti del centro della comunità, per poi incamminarci pian piano verso il deserto. Arriviamo in cima alle colline (colline o dune?? Non so come chiamarle!) e vediamo il Mar Morto stendersi non molto lontano da noi, volevamo farci il bagno, ma non so perchè, non lo faremo... *****!!!
Pranziamo a base di pane, una fetta di prosciutto a testa, arance, datteri e pompelmi giganti!
Ripartiamo e in questa seconda parte del nostro cammino nel deserto ci viene chiesto di camminare in silenzio e separati...
Mi guardo intorno, che posto spettacolare il deserto. Mi stupisco di come anche in un posto così ci possa essere la vita, qualche dromedario e qualche insetto. Che bei posti... che bei posti...
A un certo punto comincio a sentire un rumore sordo, e in lontananza tra due colline noto una torretta d’avvistamento, camminiamo ancora un po’ ed ecco che spunta una base militare isreliana, così, in mezzo al deserto. Il rumore sordo cresce sempre di più, capiamo che è un carro armato, e ho una voglia pazza che questo spunti da dietro la collinetta che ci copre alla vista della base militare. Avete presente una di quelle scene da film in cui un carro armato spunta d’improvviso e cattivissimo e vi punta il suo bel cannone addosso? Ecco, è quello che spero succeda, se succedesse che risate!
Continuiamo il nostro cammino lungo una strada che passa a poche centinaia di metri dalla base, e tutto a un tratto, girata una curva, le colline che fino a prima erano un rosastro grigio, prendono colore, e diventano di una terra rossa che mi stupisce per la bellezza. Che spettacolo, non ho parole...
Sono felice, soddisfatto, e il gruppo che insieme a me cammina mi piace un sacco. Anche l’aria sembra essersi fatta frizzante e gioiosa. É un insieme di sensazioni che mi riporta indietro di qualche anno, alla mia route di noviziato, uno dei momenti più belli e soddisfacenti della mia vita. Sento di stare vivendo una grande esperienza.
Camminando lungo la strada arriviamo ad una scuola coranica, dove per i mussulmani si troverebbe anche la tomba di Mosè. Entriamo ed è tutto incasinato e sporco, e si, sono proprio arabi. Devo ancora capire questa cosa, il vizio arabo del disordine, della confusione e dello sporco. Boh.
Entriamo nella moschea, un giretto veloce. Sono un po’ perplesso, le moschee me le aspettavo ben diverse. Anche solo il nome, moschea, richiama qualcosa di grandioso, di magnifico. E invece sono molto semplici, spoglie. Non nascondo che un po’ sono deluso.
Riprendiamo la nostra strada questa volta a bordo di un pulmino e una macchina, e arriviamo a Gerusalemme. È buio è da fuori noto poco. Arriviamo al check point per passare il muro, dobbiamo salutare i nostri due amici palestinesi di Gerico che ci hanno accompagnato fino a li, ma che non possono superare il check point. Non ho la prontezza di spirito o solamente la lucidità di soffermarmi a pensare a questo. E mi dispiace.
Entriamo dalla porta di Damasco, e camminiamo in mezzo al Suk, il mercato di Gerusalemme, e per fortuna a quest’ora tutti i negozi sono chiusi!
Arriviamo al Casanova, la casa-albergo dei Francescani, e ci diamo dentro con la cena, la prima cena un po’ all’italiana, a base di minestrina... d’altronde l’età media in questo posto è sui 60 anni...
Dopo cena ci spostiamo a un ex orfanotrofio che sarà il nostro alloggio in questi giorni a Gerusalemme. Non è un albergo, ovvio, ma è accogliente e mi piace, un posto tutto per noi.

mercoledì 21 febbraio 2007

Sono Luca a casa della Fede, guardate cosa ho scoperto!

martedì 20 febbraio 2007

Se oggi è il 20 febbraio...

Auguri Carletto!!!!! Anche tu ora sei entrato nel club dei twentinagers!!!!!
Auguri anche se so che non leggerai questo post visto che hai candidamente ammesso di non aver mai letto questo blog!
Auguri!

lunedì 19 febbraio 2007

18 Febbraio 2007

Dato che siamo in vena di cose serie e nostalgiche, vi comunico quello che ho scritto sabato sera in uscita...scusate se ci sono un po'di ripetizioni e passaggi non chiari magari...ma guardate l'ora e contate che avevo parlato per due ore/due ore e mezza!


Domenica 18 Febbraio 2007
H: 00.45
...E probabilmente una gran parte di quello che potevo dare al mio clan, l'ho data; questa sera è andata, completamente volata. Ho parlato per 2 ore incessantemente e non ho nemmeno detto tutto...cavoli...mentre parlavo non mi accorgevo del tempo che passava, e tutto in un attimo mi tornava in mente: il silenzio del check point, i balli di Gerico e lo spettacolo offertoci dal deserto...era nostalgico vederci camminare insieme per le vie di Gerusalemme o vedere la camerata con i lettini dell'orfanotrofio...
...e nel momento di preghiera finale della giornata mi veniva il magone, avrei voluto che tutti foste qui in base accanto a me, seduti sulle stesse nostre panche...non avrei mai creduto di potermi così tanto affezionare a persone che "ho conosciuto" in 10 giorni, abbiamo davvero creato una comunità, un clan, il nostro clan "Freccia Rossa"... suona proprio bene!!!
Sarebbe fantastico poter tornare indietro, o ancora meglio andare avanti e partire nuovamente tutti insieme per visitare quei luoghi ancora e ancora reincontrare le stesse persone ed altre nuove...
In attesa di tutto ciò...non possiamo fare altro che fare una mostra come si deve e trasmettere ancora ciò che abiamo ancora chiuso dentro...
Buona Notte & Buona Strada
Valentina
PS>...ed è per questo che non smetterò mai di dirvi SHUKRAN, a voi come alla staff che ci ha guidati e che è ovviamente la staff del clan "Freccia Rossa"...

venerdì 16 febbraio 2007

Notturno

è l'una e mezza passata... apro la portiera della mia macchina e mi incammino verso il cancello del mio condominio... sollevo gli occhi e osservo il silenzio che mi circonda. In lontananza qualche macchina sfreccia sulla strada principale, ma è lontana, distante. Il silenzio mi avvolge, il lieve vento fresco di questa fine di inverno mi accompagna accarezzando le mie guance, le poche stelle che fanno capolino oltre le luci dele nostre città mi portano un dono di luce da milioni di miliardi di chilometri di distanza. Quanto è grande l'universo? Dio solo lo sa... c'è spazio per tutti i miei pensieri, paure, sogni... è grande abbastanza per saziare la mia sete di viaggio? Non credo proprio. il viaggio, la strada, non è la ricerca di una meta, ma lo stile di vita di chi, vagando senza posa su e giù per i cieli della sua immaginazione, sa che un arrivo mai lo troverà. Eppure, nonostante tutto questo, nonostante abbia fatto proprio dell'apertura mentale e della sete della ricerca la mia vocazione di vita, io sento un' attrazione fortissima verso una Terra in particolare. La Terra Santa è un sassolino in mezzo ad un oceano di stelle, eppure contiene in ogni frammento di sè un cosmo di emozioni e pensieri. é un niente rispetto alla vastità e all'infinito divino, eppure ha tutto all'interno di sè. La nostra oltre che una route è stata una danza, un' interminabile danza di colori, immagini e volti, in cui ti senti parte appena entri in contatto con questa magnifica terra. Una danza etnica, di quelle ballate in cerchio davanti ad un fuoco ed ad una stellata di grandi proporzioni. Arrivi e non fai tempo a sederti un secondo a racimolare le prime impressioni, che già qualcuno ti ha tirato in mezzo, e danzi, e senti, e vivi... e incontri persone e vite vissute che ti emozionano e ti cambiano. Fai la conoscenza attraverso un sorriso o una stretta di mano di gente che come te sta danzando il ballo della sua vita, ma è pronta a fermarsi un attimo a raccontarti e a confrontarsi, magari sorseggiando un tè, ai bordi del cerchio, i riflessi del fuoco che giocano a creare nuovi scorci del tuo viso e dei suoi occhi, il profumo di una terra splendida che ti pervade le narici, il vento del deserto che ti accarezza le gote, così diverso e accogliente di quello che soffia stasera, così più freddo ma ugualmente fratello e compagno di srada.
E' una Terra che non fa complimenti, ma che ti entra nel cuore e lì pianta le sue tende da beduino per non andarsene più. Ti cambia la vita, ti rende più maturo e aperto, più forte e, almeno per me, più convinto che la ricerca della pace sia un obiettivo troppo importante e una chiamata senza appello per la coscienza di ciascuno di noi.
Domani sarò in uscita, e metterò su nuovamente la mia divisa, sulla spalla sinistra Jericho, sul taschino destro l'associazione scout palestinese... li guarderò, forse qualcuno mi chiederà cosa sono... e io lo guarderò negli occhi, tenderò verso di lui la mia mano, stringerò la sua, e lo trascinerò anche lui in quella interminabile danza di cui tutti facciamo parte, di cui tutti siamo ballerini provetti e irrinunciabili, e mi ritroverò nuovamente in quell'oasi del deserto, davanti a quel fuoco e a quella stellata, dove tutto è incominciato...

Buonanotte a tutti

"Il mondo non è più stato un luogo felice da quando le fate hanno smesso le loro danze" John Selden

giovedì 15 febbraio 2007

L'ha detto...

...l'Abuna Feras martedì sera:
."non sembrava che foste di gruppi diversi...tanti di noi si sono accorti dopo un po' di giorni che non eravate dello stesso gruppo"
."ci avete lasciato un vuoto, perchè noi non siamo abituati a fare così tante attività con gli scout, e le giornate erano piene con voi"
."i ragazzi mi hanno chiesto...vedi gli scout?...e io ho risposto...spero di si!"
Ci ha detto tante cose, ci ha invitato a tornare, a visitare la Giordania.
Vederlo qui...senza saio...vederlo in Italia...E' come dice l'Anna...ragazzi, ci siamo stati davvero!
E ora, come dimenticarlo...

mercoledì 14 febbraio 2007

Altro giorno..

30 dicembre 2006
Stamattina insieme al Sarnico e ad alcuni degli scout palestinesi siamo andati al monastero di Khoziba, un eremo con una lunga storia, e turismo solo negli ultimi vent’anni.
Appollaiato a lato di uno wadi , uno di quei paesaggi da Indiana Jones. Forse il luogo più bello visto fino ad adesso. Le grotte degli eremiti. La cappella ortodossa, il suo fascino e il suo “qualcosa”.
Dopodichè il deserto di Giuda, altro luogo magnifico, guardi i sassi e le pietre e sai che sono quelle che ha visto Gesù.
Meriterebbe la solitudine, non il transito di quaranta persone. Mi viene già voglia di tornare in questa terra, da solo, per viverla ancor più appieno. Sono luoghi da vivere nel silenzio e nella riflessione.
I resti della Gerico romana, il palazzo di Erode.
“Sono qui a Gerico, seduto su un masso al centro del palazzo invernale di Erode. Davanti a me il deserto di Giuda, e la strada romana per Gerusalemme, quella che tante volte ha percorso Gesù. Sono questi i luoghi, quei fatti sono veri. Non è una storia raccontata lontano, no. É qui. Tocco la terra quasi mi aspetto mi dica qualcosa, vorrei abbracciarla. Su quella via la parabola del buon samaritano, il cieco che cerca Gesù, e in quel deserto Gesù per quaranta giorni. Starei qua per molto tempo, questi luoghi ti pongono domande senza parole, attese e aspettative e vuoi starci per farne frutto, per capire o sentire o percepire qualcosa. È il senso dell’attesa e della nostalgia”.
Vedere la via che da Gerico porta a Gerusalemme e sapere che li Gesù è passato più volte, e a fianco le dune del deserto. E anche qui ci vorrebbe molto tempo per riflettere...
La chiesetta con le spoglie di Zaccheo e Lazzaro.
La serata, la cena, e la notte a casa di famiglie palestinesi. Grandissima ospitalità, cortesia, cordialità e amicizia. Sono come noi, ogni volta che lo scopro di un popolo è una cosa che mi stupisce, ma nella loro ospitalità sembrano vivere la dimensione del prossimo (la mamma ci dice: “siete come i miei figli”, ci da tutta la sua fiducia). Questo è un grande esempio per vivere la fede nella quotidianità.
Ci vengono offerti cibi particolari, mi colpisce particolarmente un insieme di spezie da mangiare con pane puciato nell’olio, molto buono! Ottimo vino, dolci, cibi e il thè! Qua pare vivano di thè...
I bambini delle elementari conoscono l’inglese, e anche i genitori.
Li sento fratelli, e già mi mancano, voglia di non allontanarsi, di non far morire questi sentimenti.

Scopro che Gerico si trova a trecento metri sotto il livello del mare, e che è la città più vecchia al mondo (qualcosa come 10000 anni).

allora è vero

ragazzi, non so come spiegarvi quanto sia stato bello rivedere ieri Abuna Feraz, volgio dire, le persone lì in Terra Sabta le abbiamo conosciute, ci abbiamo parlato, danzato e mangiato, ci hanno sorriso e accompagnati e ci hanno chiesto di non dimenticare.....e noi non abbiamo dimenticato, questo è poco ma sicuro, e continuiamo a pensare a quel posto e a quegli sguardi, al sole, alla roccia, alle lingue diverse, agli odori, l'umidità, il caldo e il freddo, i panorami, i taxi, i pullman, la musica, i fucili...tutto continua a girare nella nostra testa senza fermarsi. Qualcosa ce lo siamo portati a casa: dei bossoli, delle foto, degli orecchini che fanno infiammazione e ti fanno chiudere i buchi alle orecchie, dei narghilè, del cibo, delle spezie, degli indirizzi e-mail, una madonnina fluorescente, e queste erano le uniche cose concrete che ci erano rimaste in mano, le uniche prove tangibili di ciò che abbiamo visto e fatto; ma ieri, ragazzi, è stato diverso. Quando ho visto Abuna lì in mezzo a tutti, anzi QUI in mezzo a noi la prima cosa che ho pensato è stata: " ma allora è vero! allora è successo veramente, non me lo sono immaginato, io ci sono stata in Terra Santa!"
E' stata la prova che questo viaggio non è stato sterile e che se ci impegneremo di sarà un futuro e che le nostre conoscenze forse diventeranno vere amicizie, e che davvero loro non ci hanno dimenticati...è stata la prova di un legame vero che abbiamo creato, e io questo legame non lo voglio lasciar dissolvere.

lunedì 12 febbraio 2007

le note delle canzoni...

Ne parlavo stamattina con l'Anna...è proprio vero che la Terra Santa cambia il tuo modo di vedere tutte le cose...
Una canzone normalissima, sentita mille e mille volte, ora la ascolto in un modo diverso, dò un senso diverso a quello che dice...
Se avete voglia ascoltatevela, è "canzone per Silvia" di Guccini...:

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente
.

E fuori c'è una strada all' infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.

Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari
;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l' America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari...

Già, l' America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all' orizzonte l'orizzonte dei pionieri,
ma a volte l'orizzonte ha solamente una prigione federale.

L' America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall' alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perchè di questa piccola italiana ora l' America ha paura.

Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera
.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare
perchè non è possibile rinchiudere le idee in una galera...

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
ma il cielo là in prigione non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.

Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all' improvviso spezza la monotonia
,
mi chiedo cosa pensi adesso Silvia mentre io qui piano la canto...

Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perchè sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...

domenica 11 febbraio 2007

Foto

beh ragazzi inutile dire che da quando ho ricevuto il cd con le foto non faccio altro che guardarlo.. e scrivo le emozioni che mi danno. E allora metto in condivisione ciò che mi è venuto fuori guardando una foto in particolare, la numero nove tra quelle dell'Anna... e vi lascio ciò che ho scritto di getto guardandola oggi



Incomincio da una foto non molto significativa a prima vista, la numero 9, ma per chi lì c’era significa tanto, almeno per me. È la mattina del primo giorno a Jericho, subito dopo colazione. Con i ragazzi del Sarnico abbiamo organizzato una partita a calcio insieme anche a qualche ragazzo palestinese. E fin qui nulla di eclatante, visto anche la mia cronica incapacità a giocare.
L’atmosfera è splendida… l’osservatore è a lato del campo da gioco, dietro alle sue spalle parte un’ ombra che copre di traverso il suolo asfaltato, lasciando illuminato l’edificio dell’oratorio. È l’ombra della cupola della moschea della città. Sulla sinistra ecco comparire un grande e imponente albero, forse un sicomoro, ancora coperto di foglie nonostante la stagione. Ma ciò che più fa emozionare di questa foto, ciò che la rende così speciale, ciò che mi ha aperto il cuore appena l’ho rivista, è dietro a quell’albero, oltre le palme da dattero che si vedono sullo sfondo… il deserto.
Siamo arrivati a Jericho la sera precedente che già era buio, e siamo stati immersi in una realtà completamente diversa dalla nostra in brevissimo tempo, senza esserne veramente preparati mentalmente… è ovvio, come si fa ad essere preparati ad un ambiente così diverso dal nostro?
La mattina, dopo una serata di festeggiamenti, ci svegliamo presto causa muezzin aitante della moschea centrale della città che alle cinque deve ricordare al musulmano praticante che è tempo della prima preghiera… ci faremo l’abitudine, ma la prima botta non è semplice da metabolizzare, soprattutto se la prima volta che lo senti hai appena messo piede sulla terraferma in quella città così splendida.. sei arrivato Checco, ora ci sei veramente ti dici, pensi… e alzi gli occhi a vedere quel minareto così alto, quella città così particolare, quel vento così più caldo del nostro che soffia da quella che tu ancora no sai essere la Giordania, che è proprio lì, ad un passo…
Ti svegli, ti alzi e ti sistemi, e finalmente esci a vedere quel sole che è uguale al nostro, ma così più caldo lì, forse perché si mischia alla gioia e alla tensione che hai dentro per un giorno così atteso. Ti guardi in giro, saluti Raoul che già sta facendo colazione, e lui ti dice di seguirlo dall’altra parte del campo, la dove questa foto è stata scattata.. ti giri e la vista è proprio questa che qui è riprodotta… ciò che proprio non riesce a ripetere è lo stupore, la gioia, la commozione, il batticuore che questa vista ti regala. In lontananza, oltre quelle palme che si vedono anche qui, c’è il deserto. Ma non quello spirituale che in ogni route si fa riflettendo sulla propria strada e la propria vita.. no no.. questo è proprio vero, ed è lì, ti sembra quasi di poterlo toccare. Si, la mia memoria non mi ingannava quando ricordava quell’attimo e la vista che avevo… qui sembra lontano.. quasi irraggiungibile, oltre la palizzata, oltre le palme, oltre i controlli israeliani, oltre la tua forza fisica… e invece no.. poi il deserto lo incontri, lo vivi, ed entra in te, e non ne esce più. Qui l’ho visto per la prima volta in tutta la mia vita, ho visto quelle montagne che rappresentano l’avanguardia del deserto di Giuda che proteggono e circondano l’oasi di jericho, ed è stato splendido. Ho guardato Raoul e ho dipinto sul mio volto un sorriso che diceva tutto quello che provavo in quel momento. Poi il deserto lo incontri, lo accarezzi con i tuoi scarponi, corri lungo un canyon interminabile, e non te ne separi più. L’ho incontrato lì quella mattina, e ora gli auguro buonanotte ogni sera, sperando che il calore del mio cuore e della mia anima che ancora lì si aggira lo accompagnino e gli rimbocchino le coperte di sabbia che lo proteggono.
L’impatto con lui ti prende e ti rovescia, fai conoscenza con un essere che non fa complimenti, essenziale e asciutto come un vecchio pescatore, ma anche sostegno e maestro di vita, come un vecchio amico. Ogni tanto ti guardi attorno, lo cerchi e ti sembra di non vederlo, ma poi ti vedi bene dentro, e scopri che la tua anima non l’ha mai abbandonato, ma è al contrario ancora seduta là, sul belvedere silenzioso che dà proprio su quel deserto così bello, una lacrima che scende veloce e cade, tramutandosi all’istante in uno splendido fiore.. solo questo ti posso regalare amico mio, ma tienila stretta a te, perché è parte di me.

venerdì 9 febbraio 2007

Questo blog sta un po' morendo...

La partecipazione a questo blog è calata parecchio... peccato.
Do il mio contributo a rivitalizzare un po' queste pagine pubblicando una parte per volta il mio diario della route.
Non l'ho ancora terminato, non trovo mai il tempo, ed è solo una bozza... prendetelo così!

29 dicembre 2006
Sveglia alle cinque per partire per quella che mi aspetto essere una gran bella esperienza, carica di proposte... mi metto gli scarponi e la divisa (dopo quattro anni ho anche attaccato i distintivi!), e non è una cosa così. Ho voglia di metterli questi scarponi e questa divisa, è la voglia di mettermi in cammino, di mettermi sulla strada, e di farlo in un determinato modo...
Arriviamo all’aeroporto e dopo aver incontrato gli altri della route ci avviamo al check-in dove, uno ad uno, ci interrogano su dove andiamo e cosa faremo, chi incontreremo, e dove alloggeremo. Ovviamente le nostre risposte si avvicinano solo vagamente alla realtà: se solo alludiamo al fatto che incontreremo palestinesi, torneremmo a casa.
Saliamo sull’aereo e quello che noto è la cordialità e la disponibilità, un essere amichevole dell’equipaggio. Sulle compagnie italiane di solito l’equipaggio si limita al rapporto di “lavoro”.
Guardo fuori dal finestrino dell’aereo: strabello! Solo non capisco dove siamo.
Arriviamo a Tel Aviv, l’aeroporto è enorme, bello, e vuoto.
Mi colpisce subito il fatto che tutte le case sono dello stesso colore, bianco o beghe molto chiaro. Chiedo a Davide, dello staff, mi spiega che esiste una legge nazionale che stabilisce i colori degli edifici in base alla zona in cui si trovano. Mi colpisce anche l’ordine della città. Non sembra un paese in guerra.
Si sta formando un bel gruppo.
Arriviamo a Gerico al buio, sono le quattro. La Cico si sorprende e dice: “Ma in Italia alle tre non è così buio!”, grazie al cavolo, secondo te Cico perchè esiste il fuso orario?
Scendo dal pullman e la prima cosa che vedo è una moschea illuminata con il lamento del muezzhin che si spande forte nell’aria. Che roba.
Entriamo nell’oratorio, che si trova esattamente davanti alla moschea, di fianco ovviamente alla chiesetta cattolica, e a lato della chiesa ortodossa. Le diversità qua convivono, sembrerebbe...
Siamo accolti dagli scout di Gerico, sentiamo il loro calore, e insieme a loro dal clan del Sarnico. Ci viene offerta una cena palestinese, a base di pollo, yogurt, cipolle, e qualche altra verdura non identificata. Impareremo a farcene un’abitudine.
Passiamo la serata in un clima di gioia, grazie anche a Abuna Feraz, con balli e danze.
Vado a letto, e mi accorgo come anche una semplice giornata di viaggio come oggi mi da molte occasioni per pensare.

domenica 4 febbraio 2007

se oggi è il 4 febbraio...

Tanti auguri Rinooo!
Dovrei essere ancora in tempo per dirtelo...:o)