domenica 11 febbraio 2007

Foto

beh ragazzi inutile dire che da quando ho ricevuto il cd con le foto non faccio altro che guardarlo.. e scrivo le emozioni che mi danno. E allora metto in condivisione ciò che mi è venuto fuori guardando una foto in particolare, la numero nove tra quelle dell'Anna... e vi lascio ciò che ho scritto di getto guardandola oggi



Incomincio da una foto non molto significativa a prima vista, la numero 9, ma per chi lì c’era significa tanto, almeno per me. È la mattina del primo giorno a Jericho, subito dopo colazione. Con i ragazzi del Sarnico abbiamo organizzato una partita a calcio insieme anche a qualche ragazzo palestinese. E fin qui nulla di eclatante, visto anche la mia cronica incapacità a giocare.
L’atmosfera è splendida… l’osservatore è a lato del campo da gioco, dietro alle sue spalle parte un’ ombra che copre di traverso il suolo asfaltato, lasciando illuminato l’edificio dell’oratorio. È l’ombra della cupola della moschea della città. Sulla sinistra ecco comparire un grande e imponente albero, forse un sicomoro, ancora coperto di foglie nonostante la stagione. Ma ciò che più fa emozionare di questa foto, ciò che la rende così speciale, ciò che mi ha aperto il cuore appena l’ho rivista, è dietro a quell’albero, oltre le palme da dattero che si vedono sullo sfondo… il deserto.
Siamo arrivati a Jericho la sera precedente che già era buio, e siamo stati immersi in una realtà completamente diversa dalla nostra in brevissimo tempo, senza esserne veramente preparati mentalmente… è ovvio, come si fa ad essere preparati ad un ambiente così diverso dal nostro?
La mattina, dopo una serata di festeggiamenti, ci svegliamo presto causa muezzin aitante della moschea centrale della città che alle cinque deve ricordare al musulmano praticante che è tempo della prima preghiera… ci faremo l’abitudine, ma la prima botta non è semplice da metabolizzare, soprattutto se la prima volta che lo senti hai appena messo piede sulla terraferma in quella città così splendida.. sei arrivato Checco, ora ci sei veramente ti dici, pensi… e alzi gli occhi a vedere quel minareto così alto, quella città così particolare, quel vento così più caldo del nostro che soffia da quella che tu ancora no sai essere la Giordania, che è proprio lì, ad un passo…
Ti svegli, ti alzi e ti sistemi, e finalmente esci a vedere quel sole che è uguale al nostro, ma così più caldo lì, forse perché si mischia alla gioia e alla tensione che hai dentro per un giorno così atteso. Ti guardi in giro, saluti Raoul che già sta facendo colazione, e lui ti dice di seguirlo dall’altra parte del campo, la dove questa foto è stata scattata.. ti giri e la vista è proprio questa che qui è riprodotta… ciò che proprio non riesce a ripetere è lo stupore, la gioia, la commozione, il batticuore che questa vista ti regala. In lontananza, oltre quelle palme che si vedono anche qui, c’è il deserto. Ma non quello spirituale che in ogni route si fa riflettendo sulla propria strada e la propria vita.. no no.. questo è proprio vero, ed è lì, ti sembra quasi di poterlo toccare. Si, la mia memoria non mi ingannava quando ricordava quell’attimo e la vista che avevo… qui sembra lontano.. quasi irraggiungibile, oltre la palizzata, oltre le palme, oltre i controlli israeliani, oltre la tua forza fisica… e invece no.. poi il deserto lo incontri, lo vivi, ed entra in te, e non ne esce più. Qui l’ho visto per la prima volta in tutta la mia vita, ho visto quelle montagne che rappresentano l’avanguardia del deserto di Giuda che proteggono e circondano l’oasi di jericho, ed è stato splendido. Ho guardato Raoul e ho dipinto sul mio volto un sorriso che diceva tutto quello che provavo in quel momento. Poi il deserto lo incontri, lo accarezzi con i tuoi scarponi, corri lungo un canyon interminabile, e non te ne separi più. L’ho incontrato lì quella mattina, e ora gli auguro buonanotte ogni sera, sperando che il calore del mio cuore e della mia anima che ancora lì si aggira lo accompagnino e gli rimbocchino le coperte di sabbia che lo proteggono.
L’impatto con lui ti prende e ti rovescia, fai conoscenza con un essere che non fa complimenti, essenziale e asciutto come un vecchio pescatore, ma anche sostegno e maestro di vita, come un vecchio amico. Ogni tanto ti guardi attorno, lo cerchi e ti sembra di non vederlo, ma poi ti vedi bene dentro, e scopri che la tua anima non l’ha mai abbandonato, ma è al contrario ancora seduta là, sul belvedere silenzioso che dà proprio su quel deserto così bello, una lacrima che scende veloce e cade, tramutandosi all’istante in uno splendido fiore.. solo questo ti posso regalare amico mio, ma tienila stretta a te, perché è parte di me.

2 commenti:

fede ha detto...

Un unica parola: bellissimo!

anna ha detto...

io di parole ne dico due!
la prima: bellissimo!!
la seconda:(che non è una prola)ma allora le foto di Anna sono davvero belle!! bravi bravi prendete in giro, poi però le mie foto vengono citate sul blog e le vostre no!
però davvero Rino...grazie per averci scritto questo, credo nessuno di noi si possa dimenticare quando quella mattina Raoul ci ha prsei uno a uno dicendo:"lo hai già visto il deserto?"....e poi sì,lo abbiamo visto e non ci ha più lasciati