MONDOOOOOOOOOOOOOOO!
ciao amici!
oh no, mi mancate già!
ecco qui una prima parte della trascrizione del mio diario di bordo della nostra avventura in terra santa.
ho voluto trascriverlo e mandarvelo per condividere con voi i miei pensieri di questi giorni.
alcuni sono davvero personali e sono stata in dubbio fino all'ultimo se mandarveli o no ma poi ho pensato che- beh- sarebbe stato troppo importante per me farvi conoscere un pò di più della mia storia e della mia identità...e soprattutto che di voi mi fido!
insomma, vi sto mandando un pò del mio cuore: fatene buon uso!
vi chiedo scusa se non sono riuscita a trascriverlo tutto ma è davvero troppo lungo però prometto che al più presto vi farò avere anche il seguito!
Credo di metterlo anche sul blog!
vi chiedo, se vi va, di farmi sapere cosa ne pensate, di mandarmi qualche commento.
sono frasi scritte di getto per cui non sompre sono ordinate e comprensibili ma le parole del cuore sono sempre un pò incasinate, non trovate?
anna..grazie per le frasi, fichissime!
Luca, grazie per i tuoi mille sbattimenti blg, sei davvero un mito!
Rino, grazie per le tue parole...mi hai fatto piangere!
GIu grazie per aver trovato al volo una data!
per le foto come facciamo?
e agli altri?
grazie a tutti di tutto!
un abbraccio, spero di sentirvi presto!vale
Ps: FRECCIA ROSSA LA NEL DESERTO ECCO DOVE VOGLIO ANDAR...TORNERò? MA CERTO CHE Sì!
Iallhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, shalom, shukran!
oh no, mi mancate già!
ecco qui una prima parte della trascrizione del mio diario di bordo della nostra avventura in terra santa.
ho voluto trascriverlo e mandarvelo per condividere con voi i miei pensieri di questi giorni.
alcuni sono davvero personali e sono stata in dubbio fino all'ultimo se mandarveli o no ma poi ho pensato che- beh- sarebbe stato troppo importante per me farvi conoscere un pò di più della mia storia e della mia identità...e soprattutto che di voi mi fido!
insomma, vi sto mandando un pò del mio cuore: fatene buon uso!
vi chiedo scusa se non sono riuscita a trascriverlo tutto ma è davvero troppo lungo però prometto che al più presto vi farò avere anche il seguito!
Credo di metterlo anche sul blog!
vi chiedo, se vi va, di farmi sapere cosa ne pensate, di mandarmi qualche commento.
sono frasi scritte di getto per cui non sompre sono ordinate e comprensibili ma le parole del cuore sono sempre un pò incasinate, non trovate?
anna..grazie per le frasi, fichissime!
Luca, grazie per i tuoi mille sbattimenti blg, sei davvero un mito!
Rino, grazie per le tue parole...mi hai fatto piangere!
GIu grazie per aver trovato al volo una data!
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e agli altri?
grazie a tutti di tutto!
un abbraccio, spero di sentirvi presto!vale
Ps: FRECCIA ROSSA LA NEL DESERTO ECCO DOVE VOGLIO ANDAR...TORNERò? MA CERTO CHE Sì!
Iallhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, shalom, shukran!
29/12/2006
Da qualche parte sopra il mondo
Partiti: 10.50 Milano Mxp.
Ora sono da qualche parte sopra la Grecia, gran cielo limpido e gran panorama: il mondo dall’alto, che storia!
Sono già trascorse due ore di viaggio, tra un’oretta e mezza dovremmo arrivare a Tel Avive questa volta non ci sono problemi di coincidenze da prendere (più che altro da perdere) per cui dovremmo arrivare puntuali (benedetti siano gli aerei e chi li ha inventati)J.
Ci hanno servito un pranzo Israeliano…eh eh…iniziamo ad entrare nel clima “speziato” e “puro”, nei sapori forti di questa terra che non vedo l’ora di raggiungere, questa Terra Santa che a lungo ho sognato.
A Malpensa abbiamo superato il famigerato colloquio-interrogatorio con i dipendenti di El-Al (“come si chiama il vostro responsabile?” “hem…non lo so, di solito lo chiamiamo con un soprannome, va bene lo stesso? Sì, sì ma ci conosciamo da un anno”) e i millesettecento check-in per “garantire la vostra sicurezza e la sicurezza del Paese in cui vi state recando”.
TERRA SANTA…STO ARRIVANDOOOOOOOOO!
Deserto, cammino, gente, incontri, silenzio, Gesù…Gesù!
Sento che qualcosa di forte cambierà in me, qualcosa di grande!
Ho il cuore un po’ in subbuglio, non so perché, dovrei essere molto tranquilla, ormai dovrei essere abituata a viaggiare, a spostarmi, l’ho sempre fatto e non ho mai provato queste cose, certo un po’ di agitazione ma mai così.
Sento che sarà qualcosa di diverso, che questo viaggio segnerà una svolta decisiva, totale nella mia vita, che succederà qualcosa che mi colpirà profondamente ma non riesco ad intuire fino a che punto.
Lo sento proprio tanto, sento che Gesù mi sta dicendo qualcosa.
È un periodo molto strano, un po’ di notte, di incertezza su tante cose (famiglia, università, parrocchia, scout) e questa sensazione che qualcosa, certamente, cambierà mi scuote nel profondo.
Ho bisogno di pregare, di chiedere a Gesù di starmi vicino.
Non nego che la paura è anche legata alla situazione socio-politica dei posti in cui andremo e alle esperienze che faremo.
Forse è suggestione legata a tutte le raccomandazioni che tutti mi fanno, a tutti i “ma sei pazza” che mi sono sentita ripetere, a tutti i “ma tu cose normali non ne fai mai?” che mi hanno detto, ma – comunque- mi sento strana, onestamente anche un po’ stupida.
Gesù mi sta mettendo alla prova in questo periodo, lo sento forte, presente, vicino ma allo stesso tempo ho paura di sentirlo…
Non so spiegare.
Si alternano continuamente momenti di forte consolazione e momenti di forte paura e senso di smarrimento.
Non so.
Ora riposo un po’ vista la levataccia di questa mattina.
Ps: nel cuore l’attesa e le persone…le persone!
29/12/2006
Gerico
Eccoci arrivati a Gerico.
Scendiamo dal bus che ci ha portati fin qui dall’aeroporto di Tel Aviv superando i vari check point senza nessuno che facesse poi tante storie, in fondo siamo “scout cattolici italiani in pellegrinaggio ospitati a Gerusalemme a Casa Nova”. Non c’è che dire: la lezione l’abbiamo imparata proprio bene!
Quando scendiamo dal bus abbiamo alla nostra destra la moschea che diffonde nell’aria i suoni del muhezzin che celebra la preghiera della sera, a sinistra la parrocchia-scuola-oratorio-sede scout del buon pastore che illumina la strada con una croce orientata – ovviamente – verso la moschea che risponde di tutto punto con una serie di mezze lune effetto intermittenza.
Siamo proprio arrivati, me ne rendo conto!
Siamo ospiti della famigerata parrocchia-scuola-oratorio-sede scout di cui parlavo prima.
Al nostro arrivo ci accolgono i parrocchiani super entusiasti in perfetta uniforme scout palestinese e il loro Abuna (padre) Feraz (?) nonché un clan del Sarnico che sta per concludere la sua route invernale in Terra Santa e che, in un modo o nell’altro, ci passano il testimone.
Conosciamo anche Abuna Alberto, un omone gigantesco e ben pasciuto con un sorrisone che solo a vederlo ti vien voglia di fidarti e di volergli bene, e Raul il nostro capo campo.
Il gruppo è già coeso, ci capiamo già con uno sguardo, sono i miracoli di viaggi e la mano di Gesù che viaggia con noi.
Partono i bans e i canti e si crea un’atmosfera di gioia che esploderà nella cena che ci offrono a base di pollo, riso e yogurt.
Che bello, mi sento accolta con gioia, davvero con il sorriso sulle labbra, quello di coloro che hanno voglia di condividere, di scoprire, di sperare un po’ insieme.
Mentre mi perdo nei pensieri Abuna Ferez ci richiama tutti in atrio: “stasera festa!”.
Iniziano a ballare per noi i più piccolini su musiche tamarrissime, poi è la volta di quelli un po’ più grandicelli.
Danzano su musiche arabe, saltellano, muovono i fianchi come io non saprei mai fare, coordinati, perfetti.
Ritmi che ho sentito altre volte qui hanno un sapore tutto diverso!
È la volta dei ragazzi del clan: la musica si fa tradizionale, un quarto d’ora di saltelli e gran ritmo: che storia ragazzi!
Mi vien voglia di ballare (a me può venire voglia di ballare? Beh evidentemente si! J).
Balliamo tutti insieme, parte un trenino poi cerchiamo (in vano) di imparare qualche passo.
Le musiche palestinesi tradizionali si alternano alla musica dance e noi ci lanciamo in pista in continuazione, senza paura, con la voglia di mettersi in gioco fino in fondo.
Sto scrivendo da cani, lascio frasi spezzettate a metà ma la stanchezza è davvero tanta!
Abuna Alberto questo pomeriggio, dopo la preghiera, ci ha chiesto di rispondere Amen a Gesù, al suo invito a entrare nella Terra Santa con tutto quel (poco!) che siamo per lasciarci davvero incontrare da quello che viviamo e che Lui vorrà farci vivere.
Amen, così sia…
La serata di gioia finisce perché è davvero ora di andare a nanna.
Abuna Ferez vuole lasciare un fazzolettone scout ai capi clan del Sarnico ed anche ai nostri capi a mò di ringraziamento e saluto e conclude il suo discorso in un italiano (quasi) perfetto dicendo: “noi vi abbiamo nel cuore, vi teniamo stretti qui perché ci testimoniate che possiamo stare insieme nella Gioia che ci unisce. Vorremmo venire da voi ma non ci è possibile, per noi non è così facile muoversi ma voi- amici- siete e sarete sempre i ben venuti”!
Mi commuovo.
Ripenso alle poche parole scambiate con Davide sull’autobus, a quel “ se loro escono non possono più rientrare”, vedo questi volti, questi suoni, questi sapori, questi profumi e sento forte il bisogno di immergermi completamente in questa terra, non per capirla ma per sentirla fino in fondo. La terra su cui Gesù ha camminato, da sempre lacerata da conflitti…qui, dove Lui ha scelto di avvicinarsi così tanto a noi da farsi come noi, da assumere la nostra natura!
Vorrei raccontare ancora di questa giornata ma mi fermo un po’ a pregare, affido a Gesù le persone che ho incontrato e quelle che viaggiano con me ma anche quelle che vorrei fossero qui per abbracciarle, stringerle forte per far loro capire il bene che gli voglio e quanto siano importanti per me.
Penso che domani andremo nel deserto: incontro all’essenzialità e alla difficoltà di un cammino che non so cosa abbiamo in serbo per me.
Ps: ho letto la lettera di Silvia, mi sono commossa (tanto per cambiare…non piango mai io…J)
CAMMINERò
Contenta
Correndo
Fermandomi
Guardandomi attorno
Cantando
Sorridendo
Rialzandomi
Pensando
Grazie Mondo!
30-12-2006
Deserto di Giuda
Appunti meditazione (Mc 10, 46-52)
Rabbonì, che io riabbia la vista.
Gerico è la terra della promessa.
Quando arrivi qui dopo il deserto vedi il verde, l’acqua, la città.
Eppure si può essere nella terra della promessa ed essere ciechi.
Sono cieco anche io.
Continuo a rimandare le scelte della mia vita, quelle serie, ho 20 anni e non capisco se sono un adolescente oppure un adulto…potessi scorgere un po’ di luce: “che io riabbia la vista!”.
Siamo esattamente in questo posto: mentre Gesù usciva da Gerico un cieco sedeva mendicante nei luoghi di passaggio dei pellegrini di Gerusalemme.
Mendicante è colui che chiede, non vede ma sa domandare, sa rivolgersi a Dio chiedendo, è l’opposto di chi crede di poter bastare a sé stesso.
Non vede ma sente, è cieco ma ha affinato altre capacità: il Signore ha gli strumenti per incontrarlo per cui ha gli strumenti anche per incontrare te.
Passa, il Signore, è passato per Gerico e può passare anche per la tua vita aspettando che tu dica: “Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me”, “che io riabbia la vista”.
Qual è la domanda di inizio di questa settimana? Gridala!
Quelli che sono attorno a Gesù chiedono al cieco di stare in silenzio, di non disturbare il maestro, azzittiscono il cieco ma lui non si è sentito umiliato, anzi, ha urlato ancora più forte.
Non scandalizzarti se chi è con te in parrocchia, nel gruppo scout, non ti aiuta ad avvicinarti a Gesù: è così, è sempre stato così…ma tu non avere paura e continua ad urlare perché vuoi incontrare il Signore.
Gesù questa gente la cambia, Lui sì che sa fare i miracoli: converte i suoi seguaci, il Signore ti rende capace di stare vicino ai fratelli che – altrimenti – avresti allontanato.
Il cieco lascia il mantello, tu cosa lasci?
Siamo troppo appesantiti, dobbiamo lasciare qualcosa.
Colui che sedeva ai margini della strada con la sua umanità e la grazia del Signore si alza e lo segue.
Meditazione personale
Ecco, su questa strada su cui sono seduta passava Gesù con i suoi discepoli circondato da tanta gente, scendeva lungo questa strada dove sorgeva la Gerico romana, il palazzo di Erode.
Attorno il deserto, quel deserto, quei sassi, quella pietra che oggi ho calpestato.
E lì, a lato della strada, sedeva Bartimeo, cieco, mendicante.
Non ha avuto timore, voleva incontrare Gesù ed ha urlato, con tutto il fiato che aveva in gola: figlio di Davide, abbi pietà di me.
Sono qui, Signore, ho visto il tuo deserto, l’asperità di questo luoghi.
Ora, seduta su questa strada, al ciglio della mia vita, mentre i fratelli mussulmani vibrano nell’aria le loro preghiere e le capre belano senza fine, io urlo – Signore- “abbi pietà di me”.
Mandami a chiamare, sollevami, prendi la mia mano.
Ho bisogno di te – Gesù- ho bisogno della tua misericordia, della tua presenza, del tuo sguardo di Padre.
Rabbonì, che io riabbia la vista.
“coraggio, alzati, egli ti chiama!”.
Ho urlato a te – Gesù – fammi la grazia di avere la forza e il coraggio di alzarmi da terra e di seguirti.
Gerico 30-12-2007
H 17:10
Eccomi qui: cinque minuti di pausa dopo la cena- merenda.
Butto giù qualche parola a caldo, sarà una cosa molto veloce perché non c’è tempo e oltretutto ho un gran mal di testa.
Un elenco:
il muezzin
il deserto di giuda
i colori, i profumi, il silenzio
la preghiera lungo la strada
“Gesù che ai suoi faceva fare strada”
i sassi che ho raccolto
le persone che penso sempre
le strade sporche e povere
la merenda con pollo (speziato) e riso (speziato) e yogurt (acido)
l’intestino che si ribella
il bene che vi voglio
il narghilé
H 22:43
Che stanchezza!
Cotta dal sole e dalla camminata nonché dal ritmo serrato di questa giornata, sto per andare a nanna in questa casa che ospita me e la cico, compagna di strada, davvero una grande!
L’ospitalità è calda, molto calda…ci hanno rimpinzate di cibo.
(s)Consiglio a chiunque di provare l’ebbrezza del finocchio con la cioccolata calda!
Ora pigiamino e a nanna!
Signore,
che oggi mi hai accompagnata per mano nel tuo deserto
e mi hai fatto camminare nella contraddittorietà
di questi luoghi,
accetta la preghiera che chiude questa giornata.
Accetta i sorrisi, gli sguardi, i luoghi che ho incontrato.
Accetta questa mia stanchezza
E questa gioia che serbo nel cuore.
Accetta i miei passi nel deserto
E quelli di tutti i miei compagni di route.
Accetta i colori di questa terra, di questa gente, di queste case.
Accetta la mia povertà e la mia paura immensa
Di buttarmi fino in fondo in questa vita.
Accetta i moti del mio cuore,
quelli più nobili e quelli meno nobili.
Cammina con noi!
Buona nanna mondo!
31/12/2006
Ultimo giorno dell’anno J
“Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi ve l’ho assegnato (…) nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò” Giosuè
“Non ti ho comandato: sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché con te è il Signore tuo Dio, ovunque tu vada”.
Meditazione Abuna Alberto
Deut 36, Giosuè 1-6
Sarà successo davvero così?
È Dio quello che ordina di sterminare tutti?
È il Dio del “porgi l’altra guancia?”
Il problema esiste ed anche per questo si propongono pagine non dolciastre ma abbastanza amare: è il problema della scrittura che parla per simboli che devono essere in qualche modo decifrati.
Il messaggio fondamentale di queste pagine è la fedeltà di Dio e il fatto che gli ostacoli, anche quelli che sembrerebbero essere i più insormontabili, ci sono ma dietro a tutto rimane la fedeltà del Signore.
Esistono momenti in cui sembra che Dio ti abbia preso in giro, come per Mosè che muore prima di entrare nella Terra Promessa ma…ma la promessa di Dio, non i tuoi desideri!, non viene meno!
Dio non delude.
Quanto al Dio violento…esistono molte pagine dell’antico testamento in cui Dio appare violento, bisogna però entrare nel linguaggio.
Dio si rivela un po’ alla volta, quello della Bibbia è un cammino che ha bisogno di tempo.
Nella Bibbia c’è una rivelazione graduale di Dio.
La prima fase della conoscenza di Dio avviene attraverso la consapevolezza che c’è qualcuno che ti accompagna anche nelle faccende insperate ma non è tutto.
Per noi Cristo è il volto incarnato di Dio, Gesù è la rivelazione completa.
Il primo passo è dunque quello di accorgersi che Dio si prende cura di te ma questo non è tutto, bisogna arrivare fino alla consapevolezza del fatto che Gesù muore sulla croce per amore e per un amore che è tanto grande da apparirci quasi assurdo, inconcepibile.
L’amore umano più vicino a questa situazione è quello di una mamma che muore per lasciare vivere il suo bambino.
1-01-2007
Notte tarda, molto tarda
Buon 2007!
Inizia questo nuovo anno ed inizia qui a Gerico, tra i fratelli scout palestinesi, nella gioia delle danze sguaiate, su ritmi arabi, circondati dal deserto di Giuda, tra i profumi forti di sporcizia e piante e spezie e carne alla brace.
Inizia bagnato dalla pioggia che non ci lascia camminare nel deserto e ci fa rimandare tutto di un giorno ma – poco importa – perché “la preda di domani la caccerai domani” (lupus docet).
Comincia sulla terra dove ha camminato Gesù, nelle sue zone dove è nato ed ha predicato.
Inizia tra questa gente che è rinchiusa qui, circondata da uno stato, quello di Israele, che li blocca con i check point e li strangola nelle loro libertà negate.
Inizia con i canti del muezzin dal minareto, il suono delle campane cristiane ortodosse e cattoliche e copte, in questa piccola comunità.
L’ultimo giorno del 2006 è passato nella famiglia palestinese che mi ha ospitata: una casa carina in mezzo a case povere e alla sporcizia delle strade circondate da Bazar pieni di cose di vario genere, di cibarie miste ai computer, in mezzo a mille colori.
Una casa di persone benestanti ma umili e semplici, in classico stile orientale.
Un’accoglienza unica, che ho gustato solo qui in questa terra che non capisco ancora ma che apprezzo per la sua capacità di sopravvivere nonostante tutto.
Ora sono troppo stanca, penso che andrò a dormire anche se avrei una gran voglia di continuare a scrivere!
Gesù, per questo 2007 ti chiedo occhi nuovi, grazie per l’anno che mi hai dato di vivere!
1-01-2007
Deserto di Giuda
Un silenzio che si può tagliare, né vento né acqua, solo il rumore dei tuoi passi e il tuo respiro un po’ affannato.
Se ti fermi non senti nulla, solo il tuo cuore che batte all’impazzata.
Alzi lo sguardo, forse qualche uccello, il sole e queste rocce, questi sassi che ti scivolano sotto i piedi.
Dio, dove sei?
È una lotta con me stessa.
Dio, dove sei?
Guardo alla mia miseria.
Dio, dove sei?
Silenzio.
Anche il suono della mia voce torna alle mie orecchie in modo tanto diverso che stento a riconoscermi.
Riprende il cammino.
Stai con me, ti prego.
Deut 8, 1-5
Mi ricorderò, Signore, di questo deserto che mi hai fatto percorrere nella mia vita, di questo silenzio, di questo mistero, di queste tue correzioni.
E ancora mi ricorderò della manna con cui mi hai nutrita per farmi uscire da questo deserto.
Voglio camminarci ancora, in questo deserto che ti entra dai piedi, dal cammino, dagli occhi, dalle luci, dalle orecchie, dal silenzio, dal cuore…
Non vedi la fine, lo sguardo si perde.
È impressionante aver camminato così tanto, essere quessùe perdere lo sguardo sui queste rocce sempre uguali e sempre diverse e non sapere quant’è ancora la strada che devi percorrere.
Riprende il cammino…in silenzio!
1/01/2007
Gerusalemme
Gerusalemme, la città santa.
Dopo i mille cambi di programma eccoci arrivati.
Lungo il cammino nel deserto ma ora eccoci qui, come pellegrini per le vie del mondo.
È impressionante pensare che sono qui e che ho potuto superare tutti i check point tutto sommato senza grandi problemi, tutto sommato con tranquillità mentre le persone che fino a questa mattina ci hanno ospitati non possono muoversi liberamente all’interno del loro paese.
Impressionante pensare che, tutto sommato, sono rassegnati.
Perché, poi? Cosa ci possono fare? Morire? Sembra essere l’unica soluzione.
È complicato entrare in questo discorso che esiste da sempre e che non si vuole risolvere da nessuna delle due parti o per lo meno questo è quello che mi è sembrato di capire dalle parole scambiate con chi mi ha ospitata.
È impressionante attraversare il muro, i mille controlli, i mille check.
Le sbarre ti soffocano, ti paralizzano, tanto più se pensi che c’è chi non può passare.
Cavolo, questa cosa proprio mi è rimasta dentro, questo fatto che c’è qualcuno che non può uscire dalla sua città se poi ci vuole tornare.
…Gerusalemme città della pace…
Certo, arrivare qui dopo tutto questo cammino ristora ma…ma rimane il cuore teso agli occhi di fuori.
Non so, devo sedimentare: devo sedimentare proprio tutto per avere uno sguardo più obiettivo.
Non so dove saremo nei prossimi giorni, i programmi sono fumosi (almeno per noi) e devono essere tanto flessibili da adattarsi alla situazione che, di volta in volta, troviamo.
Di sicuro cammineremo e vedremo e sentiremo molto di questa terra, non tutto…motivo in più per tornare!
Spero che- ancora- passeggiando per le strade in pantaloncini corti la gente di incuriosisca e saluti in arabo, israeliano, inglese, come se la sente, e i bambini vengano ancora incuriositi ad urlarci le peggiori parolacce che sanno per farci sentire che, sì, esistono anche loro, e che i canti e la voglia di stare insieme arrivino ancora alle orecchie delle persone che incontriamo!sono ambiziosa e forse un po’ bambina ma quando cammini per le vie di un paese e stringi mani e ricevi sorrisi, il mondo già cambia non per merito nostro ma per chi da lassù ci guarda tenendoci sul palmo della sua mano.
Donaci la tua pace!
Oggi siamo entrati in una moschea (per grande gioia di muezzin Davide J).
Mi ha fatto impressione perché era semplice e accogliente.
Mi sono sentita stranamente voluta bene…non è poco una sensazione così di questi tempi!
2/01/2007
Gerusalemme
Viuzze strette strette che si rincorrono tutto attorno, bazar arabi e segni religiosi – ogni religione – ovunque.
Siamo a Gerusalemme eppure non me ne rendo conto perché la tensione del cuore è rimasta a Gerico e al cammino percorso, tra i palestinesi e le loro libertà negate.
pomeriggio
Muro del pianto.
Tasti la fede e la lotta, tasti la percezioni forti di chi prega con tutto il corpo.
Sopra, le moschee e il mondo dell’Islam.
Senti le parole e vedi la gente che ciondola per pregare quel Dio che qui, e non altrove, è presente.
Alzo lo sguardo, la cupola d’oro.
Altro Dio, altra fede, altra cultura.
Così come Gerusalemme, un intreccio di vie che non si sanno sbrogliare, che si aggrovigliano su sé stesse.
Un dedalo infinito.
E se ti volti, se cambi zona, ecco gente diversa, un rabbino con i suoi riccioli che scendono lungo il viso a ricordargli di non tagliare le estremità, un ortodosso con il suo vestito nero, un mussulmano e la sua donna dal capo coperto e poi un francescano e la sua corda.
Ti perdi tra i bazar aperti-chiusi-colorati-oggetti sacri-souvenir…
Ti ci perdi dentro.
Così in questa situazione socio-politica.
Gerusalemme si apre, le viuzze scompaiono sul muro del pianto non perché qui ci fosse una piazza ma perché è stata creata durante la guerra dei 7 anni.
Non lo capisci, rimani sospesa tra questo muro, quella cupola, queste viuzze, quella gente, queste barriere.
Respiro: “se se qui, ascolta queste preghiere”.
Molto tardi la notte, quando vorresti dormire e invece scrivi
È notte.
Dopo una giornata molto intensa mi fermo a scrivere alcune impressioni che – altrimenti- rischiano di sfuggire nel marasma di sensazioni che ogni giorno si rincorrono all’infinito.
Il muro, per arrivarci un check.
Se ci pensi già ti si accappona la pelle e – per giunta – ti viene un gran nervoso per il continuo metti e togli lo zaino, metti e togli la fibia, passa e non passa dal metal detector…
Da turista è diverso: tutto è molto più suggestivo, compresi i check perché sono parte, per così dire, della tua sicurezza e della sicurezza della gente che qui ci abita.
Senza farsi troppe domande: è molto suggestivo, punto.
Da pellegrino non è così, per noi è molto diverso.
Percepisci almeno in parte l’oppressione di chi è “al di là”.
Al di là del check (giovani israeliani obbligati a 3 anni di servizio militare, giovani palestinesi obbligati a non passare), al di là del muro (del pianto e di protezione), al di là dell’ortodossia (di qualsiasi religione), al di là della vera religione, al di là della vera rivelazione.
Al muro è un marasma di sensazioni.
Voglio rubare qualche fotografia, per stamparmela ancora meglio nella memoria, per ricordare le sensazioni.
Ho paura di dimenticare.
Immagino quello che c’era prima e che nel 67 è stato letteralmente tolto di mezzo per creare la “spianata del muro” che un po’ facesse concorrenza alla spianata delle moschee che, a sua volta, era la spianata su cui sorgeva il tempio di Gerusalemme, e un po’ desse il giusto rilievo al posto in cui c’era Dio.
Era una cosa così tanto importante che- se l’ONU non avesse posto un limite- penso che avrebbero continuato in quest’opera di liberazione del muro che altro non è che la cinta di contenimento della base del tempio di Gerusalemme bruciato dai romani nel 70d.C.
Comunque…
Il sacro si sente, di respira, si vede…abbassi lo sguardo, il muro, lo sollevi ed ecco la cupola d’oro.
Uomini a sinistra e donne a destra.
Ciondolano e mettono bigliettini nelle fessure, tra le mani la Torah o il Talmud, qualcuno è coperto da una specie di stola, gli ebrei ortodossi sono vestiti in nero con il tipico cappello da jew visto mille volte nei films, alcuni hanno delle scatoline sul capo e sul braccio sinistro in cui sono contenuti dei versetti della Torah, le donne tutte vestite di nero.
Gli uomini cantano e leggono ad alta voce, qualcuno sta celebrando un rito che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Tremante mi avvicino alla parte delle donne, consigliano di coprire il capo per rispetto ed io lo faccio, mi copro il capo ed entro.
Tremo ad ogni passo.
Non voglio arrivare fino in fondo ma mi fermo un po’ dietro, a mezzo tra la paura e il rispetto del luogo.
Osservo queste donne più o meno giovani, ragazze come me, più o meno della mia età, che leggono il libro che hanno tra le mani non ad alta voce ma aprendo e chiudendo la bocca come se stessero parando con qualcuno.
E intanto ciondolano liberamente, avanti e indietro poi a destra e a sinistra.
Verrebbe quasi voglia di farlo anche a me, per sentire la sensazione, per pregare anch’io così.
Ho voglia di pregare ma non riesco a dire né a pensare tanto meno nulla.
Solo “Signore ascolta queste preghiere”, tutto il resto sono parole inutili.
Ci metto un po’ a riprendermi.
Ci spostiamo nel quartiere ebraico che si trova esattamente di fronte al muro.
Non vorrei perdere tempo a spiegare il filmato della burning house ma mi rendo conto che è un tassello importante che non posso saltare.
È una casa buciata durante l’incendio di Gerusalemme (70dC) ad opera dei romani.
(continua)
Non riesco più a trascrivere al pc, mi sta venendo mal di testa ma…promesso: will be continued!
Chiky
Da qualche parte sopra il mondo
Partiti: 10.50 Milano Mxp.
Ora sono da qualche parte sopra la Grecia, gran cielo limpido e gran panorama: il mondo dall’alto, che storia!
Sono già trascorse due ore di viaggio, tra un’oretta e mezza dovremmo arrivare a Tel Avive questa volta non ci sono problemi di coincidenze da prendere (più che altro da perdere) per cui dovremmo arrivare puntuali (benedetti siano gli aerei e chi li ha inventati)J.
Ci hanno servito un pranzo Israeliano…eh eh…iniziamo ad entrare nel clima “speziato” e “puro”, nei sapori forti di questa terra che non vedo l’ora di raggiungere, questa Terra Santa che a lungo ho sognato.
A Malpensa abbiamo superato il famigerato colloquio-interrogatorio con i dipendenti di El-Al (“come si chiama il vostro responsabile?” “hem…non lo so, di solito lo chiamiamo con un soprannome, va bene lo stesso? Sì, sì ma ci conosciamo da un anno”) e i millesettecento check-in per “garantire la vostra sicurezza e la sicurezza del Paese in cui vi state recando”.
TERRA SANTA…STO ARRIVANDOOOOOOOOO!
Deserto, cammino, gente, incontri, silenzio, Gesù…Gesù!
Sento che qualcosa di forte cambierà in me, qualcosa di grande!
Ho il cuore un po’ in subbuglio, non so perché, dovrei essere molto tranquilla, ormai dovrei essere abituata a viaggiare, a spostarmi, l’ho sempre fatto e non ho mai provato queste cose, certo un po’ di agitazione ma mai così.
Sento che sarà qualcosa di diverso, che questo viaggio segnerà una svolta decisiva, totale nella mia vita, che succederà qualcosa che mi colpirà profondamente ma non riesco ad intuire fino a che punto.
Lo sento proprio tanto, sento che Gesù mi sta dicendo qualcosa.
È un periodo molto strano, un po’ di notte, di incertezza su tante cose (famiglia, università, parrocchia, scout) e questa sensazione che qualcosa, certamente, cambierà mi scuote nel profondo.
Ho bisogno di pregare, di chiedere a Gesù di starmi vicino.
Non nego che la paura è anche legata alla situazione socio-politica dei posti in cui andremo e alle esperienze che faremo.
Forse è suggestione legata a tutte le raccomandazioni che tutti mi fanno, a tutti i “ma sei pazza” che mi sono sentita ripetere, a tutti i “ma tu cose normali non ne fai mai?” che mi hanno detto, ma – comunque- mi sento strana, onestamente anche un po’ stupida.
Gesù mi sta mettendo alla prova in questo periodo, lo sento forte, presente, vicino ma allo stesso tempo ho paura di sentirlo…
Non so spiegare.
Si alternano continuamente momenti di forte consolazione e momenti di forte paura e senso di smarrimento.
Non so.
Ora riposo un po’ vista la levataccia di questa mattina.
Ps: nel cuore l’attesa e le persone…le persone!
29/12/2006
Gerico
Eccoci arrivati a Gerico.
Scendiamo dal bus che ci ha portati fin qui dall’aeroporto di Tel Aviv superando i vari check point senza nessuno che facesse poi tante storie, in fondo siamo “scout cattolici italiani in pellegrinaggio ospitati a Gerusalemme a Casa Nova”. Non c’è che dire: la lezione l’abbiamo imparata proprio bene!
Quando scendiamo dal bus abbiamo alla nostra destra la moschea che diffonde nell’aria i suoni del muhezzin che celebra la preghiera della sera, a sinistra la parrocchia-scuola-oratorio-sede scout del buon pastore che illumina la strada con una croce orientata – ovviamente – verso la moschea che risponde di tutto punto con una serie di mezze lune effetto intermittenza.
Siamo proprio arrivati, me ne rendo conto!
Siamo ospiti della famigerata parrocchia-scuola-oratorio-sede scout di cui parlavo prima.
Al nostro arrivo ci accolgono i parrocchiani super entusiasti in perfetta uniforme scout palestinese e il loro Abuna (padre) Feraz (?) nonché un clan del Sarnico che sta per concludere la sua route invernale in Terra Santa e che, in un modo o nell’altro, ci passano il testimone.
Conosciamo anche Abuna Alberto, un omone gigantesco e ben pasciuto con un sorrisone che solo a vederlo ti vien voglia di fidarti e di volergli bene, e Raul il nostro capo campo.
Il gruppo è già coeso, ci capiamo già con uno sguardo, sono i miracoli di viaggi e la mano di Gesù che viaggia con noi.
Partono i bans e i canti e si crea un’atmosfera di gioia che esploderà nella cena che ci offrono a base di pollo, riso e yogurt.
Che bello, mi sento accolta con gioia, davvero con il sorriso sulle labbra, quello di coloro che hanno voglia di condividere, di scoprire, di sperare un po’ insieme.
Mentre mi perdo nei pensieri Abuna Ferez ci richiama tutti in atrio: “stasera festa!”.
Iniziano a ballare per noi i più piccolini su musiche tamarrissime, poi è la volta di quelli un po’ più grandicelli.
Danzano su musiche arabe, saltellano, muovono i fianchi come io non saprei mai fare, coordinati, perfetti.
Ritmi che ho sentito altre volte qui hanno un sapore tutto diverso!
È la volta dei ragazzi del clan: la musica si fa tradizionale, un quarto d’ora di saltelli e gran ritmo: che storia ragazzi!
Mi vien voglia di ballare (a me può venire voglia di ballare? Beh evidentemente si! J).
Balliamo tutti insieme, parte un trenino poi cerchiamo (in vano) di imparare qualche passo.
Le musiche palestinesi tradizionali si alternano alla musica dance e noi ci lanciamo in pista in continuazione, senza paura, con la voglia di mettersi in gioco fino in fondo.
Sto scrivendo da cani, lascio frasi spezzettate a metà ma la stanchezza è davvero tanta!
Abuna Alberto questo pomeriggio, dopo la preghiera, ci ha chiesto di rispondere Amen a Gesù, al suo invito a entrare nella Terra Santa con tutto quel (poco!) che siamo per lasciarci davvero incontrare da quello che viviamo e che Lui vorrà farci vivere.
Amen, così sia…
La serata di gioia finisce perché è davvero ora di andare a nanna.
Abuna Ferez vuole lasciare un fazzolettone scout ai capi clan del Sarnico ed anche ai nostri capi a mò di ringraziamento e saluto e conclude il suo discorso in un italiano (quasi) perfetto dicendo: “noi vi abbiamo nel cuore, vi teniamo stretti qui perché ci testimoniate che possiamo stare insieme nella Gioia che ci unisce. Vorremmo venire da voi ma non ci è possibile, per noi non è così facile muoversi ma voi- amici- siete e sarete sempre i ben venuti”!
Mi commuovo.
Ripenso alle poche parole scambiate con Davide sull’autobus, a quel “ se loro escono non possono più rientrare”, vedo questi volti, questi suoni, questi sapori, questi profumi e sento forte il bisogno di immergermi completamente in questa terra, non per capirla ma per sentirla fino in fondo. La terra su cui Gesù ha camminato, da sempre lacerata da conflitti…qui, dove Lui ha scelto di avvicinarsi così tanto a noi da farsi come noi, da assumere la nostra natura!
Vorrei raccontare ancora di questa giornata ma mi fermo un po’ a pregare, affido a Gesù le persone che ho incontrato e quelle che viaggiano con me ma anche quelle che vorrei fossero qui per abbracciarle, stringerle forte per far loro capire il bene che gli voglio e quanto siano importanti per me.
Penso che domani andremo nel deserto: incontro all’essenzialità e alla difficoltà di un cammino che non so cosa abbiamo in serbo per me.
Ps: ho letto la lettera di Silvia, mi sono commossa (tanto per cambiare…non piango mai io…J)
CAMMINERò
Contenta
Correndo
Fermandomi
Guardandomi attorno
Cantando
Sorridendo
Rialzandomi
Pensando
Grazie Mondo!
30-12-2006
Deserto di Giuda
Appunti meditazione (Mc 10, 46-52)
Rabbonì, che io riabbia la vista.
Gerico è la terra della promessa.
Quando arrivi qui dopo il deserto vedi il verde, l’acqua, la città.
Eppure si può essere nella terra della promessa ed essere ciechi.
Sono cieco anche io.
Continuo a rimandare le scelte della mia vita, quelle serie, ho 20 anni e non capisco se sono un adolescente oppure un adulto…potessi scorgere un po’ di luce: “che io riabbia la vista!”.
Siamo esattamente in questo posto: mentre Gesù usciva da Gerico un cieco sedeva mendicante nei luoghi di passaggio dei pellegrini di Gerusalemme.
Mendicante è colui che chiede, non vede ma sa domandare, sa rivolgersi a Dio chiedendo, è l’opposto di chi crede di poter bastare a sé stesso.
Non vede ma sente, è cieco ma ha affinato altre capacità: il Signore ha gli strumenti per incontrarlo per cui ha gli strumenti anche per incontrare te.
Passa, il Signore, è passato per Gerico e può passare anche per la tua vita aspettando che tu dica: “Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me”, “che io riabbia la vista”.
Qual è la domanda di inizio di questa settimana? Gridala!
Quelli che sono attorno a Gesù chiedono al cieco di stare in silenzio, di non disturbare il maestro, azzittiscono il cieco ma lui non si è sentito umiliato, anzi, ha urlato ancora più forte.
Non scandalizzarti se chi è con te in parrocchia, nel gruppo scout, non ti aiuta ad avvicinarti a Gesù: è così, è sempre stato così…ma tu non avere paura e continua ad urlare perché vuoi incontrare il Signore.
Gesù questa gente la cambia, Lui sì che sa fare i miracoli: converte i suoi seguaci, il Signore ti rende capace di stare vicino ai fratelli che – altrimenti – avresti allontanato.
Il cieco lascia il mantello, tu cosa lasci?
Siamo troppo appesantiti, dobbiamo lasciare qualcosa.
Colui che sedeva ai margini della strada con la sua umanità e la grazia del Signore si alza e lo segue.
Meditazione personale
Ecco, su questa strada su cui sono seduta passava Gesù con i suoi discepoli circondato da tanta gente, scendeva lungo questa strada dove sorgeva la Gerico romana, il palazzo di Erode.
Attorno il deserto, quel deserto, quei sassi, quella pietra che oggi ho calpestato.
E lì, a lato della strada, sedeva Bartimeo, cieco, mendicante.
Non ha avuto timore, voleva incontrare Gesù ed ha urlato, con tutto il fiato che aveva in gola: figlio di Davide, abbi pietà di me.
Sono qui, Signore, ho visto il tuo deserto, l’asperità di questo luoghi.
Ora, seduta su questa strada, al ciglio della mia vita, mentre i fratelli mussulmani vibrano nell’aria le loro preghiere e le capre belano senza fine, io urlo – Signore- “abbi pietà di me”.
Mandami a chiamare, sollevami, prendi la mia mano.
Ho bisogno di te – Gesù- ho bisogno della tua misericordia, della tua presenza, del tuo sguardo di Padre.
Rabbonì, che io riabbia la vista.
“coraggio, alzati, egli ti chiama!”.
Ho urlato a te – Gesù – fammi la grazia di avere la forza e il coraggio di alzarmi da terra e di seguirti.
Gerico 30-12-2007
H 17:10
Eccomi qui: cinque minuti di pausa dopo la cena- merenda.
Butto giù qualche parola a caldo, sarà una cosa molto veloce perché non c’è tempo e oltretutto ho un gran mal di testa.
Un elenco:
il muezzin
il deserto di giuda
i colori, i profumi, il silenzio
la preghiera lungo la strada
“Gesù che ai suoi faceva fare strada”
i sassi che ho raccolto
le persone che penso sempre
le strade sporche e povere
la merenda con pollo (speziato) e riso (speziato) e yogurt (acido)
l’intestino che si ribella
il bene che vi voglio
il narghilé
H 22:43
Che stanchezza!
Cotta dal sole e dalla camminata nonché dal ritmo serrato di questa giornata, sto per andare a nanna in questa casa che ospita me e la cico, compagna di strada, davvero una grande!
L’ospitalità è calda, molto calda…ci hanno rimpinzate di cibo.
(s)Consiglio a chiunque di provare l’ebbrezza del finocchio con la cioccolata calda!
Ora pigiamino e a nanna!
Signore,
che oggi mi hai accompagnata per mano nel tuo deserto
e mi hai fatto camminare nella contraddittorietà
di questi luoghi,
accetta la preghiera che chiude questa giornata.
Accetta i sorrisi, gli sguardi, i luoghi che ho incontrato.
Accetta questa mia stanchezza
E questa gioia che serbo nel cuore.
Accetta i miei passi nel deserto
E quelli di tutti i miei compagni di route.
Accetta i colori di questa terra, di questa gente, di queste case.
Accetta la mia povertà e la mia paura immensa
Di buttarmi fino in fondo in questa vita.
Accetta i moti del mio cuore,
quelli più nobili e quelli meno nobili.
Cammina con noi!
Buona nanna mondo!
31/12/2006
Ultimo giorno dell’anno J
“Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi ve l’ho assegnato (…) nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò” Giosuè
“Non ti ho comandato: sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché con te è il Signore tuo Dio, ovunque tu vada”.
Meditazione Abuna Alberto
Deut 36, Giosuè 1-6
Sarà successo davvero così?
È Dio quello che ordina di sterminare tutti?
È il Dio del “porgi l’altra guancia?”
Il problema esiste ed anche per questo si propongono pagine non dolciastre ma abbastanza amare: è il problema della scrittura che parla per simboli che devono essere in qualche modo decifrati.
Il messaggio fondamentale di queste pagine è la fedeltà di Dio e il fatto che gli ostacoli, anche quelli che sembrerebbero essere i più insormontabili, ci sono ma dietro a tutto rimane la fedeltà del Signore.
Esistono momenti in cui sembra che Dio ti abbia preso in giro, come per Mosè che muore prima di entrare nella Terra Promessa ma…ma la promessa di Dio, non i tuoi desideri!, non viene meno!
Dio non delude.
Quanto al Dio violento…esistono molte pagine dell’antico testamento in cui Dio appare violento, bisogna però entrare nel linguaggio.
Dio si rivela un po’ alla volta, quello della Bibbia è un cammino che ha bisogno di tempo.
Nella Bibbia c’è una rivelazione graduale di Dio.
La prima fase della conoscenza di Dio avviene attraverso la consapevolezza che c’è qualcuno che ti accompagna anche nelle faccende insperate ma non è tutto.
Per noi Cristo è il volto incarnato di Dio, Gesù è la rivelazione completa.
Il primo passo è dunque quello di accorgersi che Dio si prende cura di te ma questo non è tutto, bisogna arrivare fino alla consapevolezza del fatto che Gesù muore sulla croce per amore e per un amore che è tanto grande da apparirci quasi assurdo, inconcepibile.
L’amore umano più vicino a questa situazione è quello di una mamma che muore per lasciare vivere il suo bambino.
1-01-2007
Notte tarda, molto tarda
Buon 2007!
Inizia questo nuovo anno ed inizia qui a Gerico, tra i fratelli scout palestinesi, nella gioia delle danze sguaiate, su ritmi arabi, circondati dal deserto di Giuda, tra i profumi forti di sporcizia e piante e spezie e carne alla brace.
Inizia bagnato dalla pioggia che non ci lascia camminare nel deserto e ci fa rimandare tutto di un giorno ma – poco importa – perché “la preda di domani la caccerai domani” (lupus docet).
Comincia sulla terra dove ha camminato Gesù, nelle sue zone dove è nato ed ha predicato.
Inizia tra questa gente che è rinchiusa qui, circondata da uno stato, quello di Israele, che li blocca con i check point e li strangola nelle loro libertà negate.
Inizia con i canti del muezzin dal minareto, il suono delle campane cristiane ortodosse e cattoliche e copte, in questa piccola comunità.
L’ultimo giorno del 2006 è passato nella famiglia palestinese che mi ha ospitata: una casa carina in mezzo a case povere e alla sporcizia delle strade circondate da Bazar pieni di cose di vario genere, di cibarie miste ai computer, in mezzo a mille colori.
Una casa di persone benestanti ma umili e semplici, in classico stile orientale.
Un’accoglienza unica, che ho gustato solo qui in questa terra che non capisco ancora ma che apprezzo per la sua capacità di sopravvivere nonostante tutto.
Ora sono troppo stanca, penso che andrò a dormire anche se avrei una gran voglia di continuare a scrivere!
Gesù, per questo 2007 ti chiedo occhi nuovi, grazie per l’anno che mi hai dato di vivere!
1-01-2007
Deserto di Giuda
Un silenzio che si può tagliare, né vento né acqua, solo il rumore dei tuoi passi e il tuo respiro un po’ affannato.
Se ti fermi non senti nulla, solo il tuo cuore che batte all’impazzata.
Alzi lo sguardo, forse qualche uccello, il sole e queste rocce, questi sassi che ti scivolano sotto i piedi.
Dio, dove sei?
È una lotta con me stessa.
Dio, dove sei?
Guardo alla mia miseria.
Dio, dove sei?
Silenzio.
Anche il suono della mia voce torna alle mie orecchie in modo tanto diverso che stento a riconoscermi.
Riprende il cammino.
Stai con me, ti prego.
Deut 8, 1-5
Mi ricorderò, Signore, di questo deserto che mi hai fatto percorrere nella mia vita, di questo silenzio, di questo mistero, di queste tue correzioni.
E ancora mi ricorderò della manna con cui mi hai nutrita per farmi uscire da questo deserto.
Voglio camminarci ancora, in questo deserto che ti entra dai piedi, dal cammino, dagli occhi, dalle luci, dalle orecchie, dal silenzio, dal cuore…
Non vedi la fine, lo sguardo si perde.
È impressionante aver camminato così tanto, essere quessùe perdere lo sguardo sui queste rocce sempre uguali e sempre diverse e non sapere quant’è ancora la strada che devi percorrere.
Riprende il cammino…in silenzio!
1/01/2007
Gerusalemme
Gerusalemme, la città santa.
Dopo i mille cambi di programma eccoci arrivati.
Lungo il cammino nel deserto ma ora eccoci qui, come pellegrini per le vie del mondo.
È impressionante pensare che sono qui e che ho potuto superare tutti i check point tutto sommato senza grandi problemi, tutto sommato con tranquillità mentre le persone che fino a questa mattina ci hanno ospitati non possono muoversi liberamente all’interno del loro paese.
Impressionante pensare che, tutto sommato, sono rassegnati.
Perché, poi? Cosa ci possono fare? Morire? Sembra essere l’unica soluzione.
È complicato entrare in questo discorso che esiste da sempre e che non si vuole risolvere da nessuna delle due parti o per lo meno questo è quello che mi è sembrato di capire dalle parole scambiate con chi mi ha ospitata.
È impressionante attraversare il muro, i mille controlli, i mille check.
Le sbarre ti soffocano, ti paralizzano, tanto più se pensi che c’è chi non può passare.
Cavolo, questa cosa proprio mi è rimasta dentro, questo fatto che c’è qualcuno che non può uscire dalla sua città se poi ci vuole tornare.
…Gerusalemme città della pace…
Certo, arrivare qui dopo tutto questo cammino ristora ma…ma rimane il cuore teso agli occhi di fuori.
Non so, devo sedimentare: devo sedimentare proprio tutto per avere uno sguardo più obiettivo.
Non so dove saremo nei prossimi giorni, i programmi sono fumosi (almeno per noi) e devono essere tanto flessibili da adattarsi alla situazione che, di volta in volta, troviamo.
Di sicuro cammineremo e vedremo e sentiremo molto di questa terra, non tutto…motivo in più per tornare!
Spero che- ancora- passeggiando per le strade in pantaloncini corti la gente di incuriosisca e saluti in arabo, israeliano, inglese, come se la sente, e i bambini vengano ancora incuriositi ad urlarci le peggiori parolacce che sanno per farci sentire che, sì, esistono anche loro, e che i canti e la voglia di stare insieme arrivino ancora alle orecchie delle persone che incontriamo!sono ambiziosa e forse un po’ bambina ma quando cammini per le vie di un paese e stringi mani e ricevi sorrisi, il mondo già cambia non per merito nostro ma per chi da lassù ci guarda tenendoci sul palmo della sua mano.
Donaci la tua pace!
Oggi siamo entrati in una moschea (per grande gioia di muezzin Davide J).
Mi ha fatto impressione perché era semplice e accogliente.
Mi sono sentita stranamente voluta bene…non è poco una sensazione così di questi tempi!
2/01/2007
Gerusalemme
Viuzze strette strette che si rincorrono tutto attorno, bazar arabi e segni religiosi – ogni religione – ovunque.
Siamo a Gerusalemme eppure non me ne rendo conto perché la tensione del cuore è rimasta a Gerico e al cammino percorso, tra i palestinesi e le loro libertà negate.
pomeriggio
Muro del pianto.
Tasti la fede e la lotta, tasti la percezioni forti di chi prega con tutto il corpo.
Sopra, le moschee e il mondo dell’Islam.
Senti le parole e vedi la gente che ciondola per pregare quel Dio che qui, e non altrove, è presente.
Alzo lo sguardo, la cupola d’oro.
Altro Dio, altra fede, altra cultura.
Così come Gerusalemme, un intreccio di vie che non si sanno sbrogliare, che si aggrovigliano su sé stesse.
Un dedalo infinito.
E se ti volti, se cambi zona, ecco gente diversa, un rabbino con i suoi riccioli che scendono lungo il viso a ricordargli di non tagliare le estremità, un ortodosso con il suo vestito nero, un mussulmano e la sua donna dal capo coperto e poi un francescano e la sua corda.
Ti perdi tra i bazar aperti-chiusi-colorati-oggetti sacri-souvenir…
Ti ci perdi dentro.
Così in questa situazione socio-politica.
Gerusalemme si apre, le viuzze scompaiono sul muro del pianto non perché qui ci fosse una piazza ma perché è stata creata durante la guerra dei 7 anni.
Non lo capisci, rimani sospesa tra questo muro, quella cupola, queste viuzze, quella gente, queste barriere.
Respiro: “se se qui, ascolta queste preghiere”.
Molto tardi la notte, quando vorresti dormire e invece scrivi
È notte.
Dopo una giornata molto intensa mi fermo a scrivere alcune impressioni che – altrimenti- rischiano di sfuggire nel marasma di sensazioni che ogni giorno si rincorrono all’infinito.
Il muro, per arrivarci un check.
Se ci pensi già ti si accappona la pelle e – per giunta – ti viene un gran nervoso per il continuo metti e togli lo zaino, metti e togli la fibia, passa e non passa dal metal detector…
Da turista è diverso: tutto è molto più suggestivo, compresi i check perché sono parte, per così dire, della tua sicurezza e della sicurezza della gente che qui ci abita.
Senza farsi troppe domande: è molto suggestivo, punto.
Da pellegrino non è così, per noi è molto diverso.
Percepisci almeno in parte l’oppressione di chi è “al di là”.
Al di là del check (giovani israeliani obbligati a 3 anni di servizio militare, giovani palestinesi obbligati a non passare), al di là del muro (del pianto e di protezione), al di là dell’ortodossia (di qualsiasi religione), al di là della vera religione, al di là della vera rivelazione.
Al muro è un marasma di sensazioni.
Voglio rubare qualche fotografia, per stamparmela ancora meglio nella memoria, per ricordare le sensazioni.
Ho paura di dimenticare.
Immagino quello che c’era prima e che nel 67 è stato letteralmente tolto di mezzo per creare la “spianata del muro” che un po’ facesse concorrenza alla spianata delle moschee che, a sua volta, era la spianata su cui sorgeva il tempio di Gerusalemme, e un po’ desse il giusto rilievo al posto in cui c’era Dio.
Era una cosa così tanto importante che- se l’ONU non avesse posto un limite- penso che avrebbero continuato in quest’opera di liberazione del muro che altro non è che la cinta di contenimento della base del tempio di Gerusalemme bruciato dai romani nel 70d.C.
Comunque…
Il sacro si sente, di respira, si vede…abbassi lo sguardo, il muro, lo sollevi ed ecco la cupola d’oro.
Uomini a sinistra e donne a destra.
Ciondolano e mettono bigliettini nelle fessure, tra le mani la Torah o il Talmud, qualcuno è coperto da una specie di stola, gli ebrei ortodossi sono vestiti in nero con il tipico cappello da jew visto mille volte nei films, alcuni hanno delle scatoline sul capo e sul braccio sinistro in cui sono contenuti dei versetti della Torah, le donne tutte vestite di nero.
Gli uomini cantano e leggono ad alta voce, qualcuno sta celebrando un rito che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Tremante mi avvicino alla parte delle donne, consigliano di coprire il capo per rispetto ed io lo faccio, mi copro il capo ed entro.
Tremo ad ogni passo.
Non voglio arrivare fino in fondo ma mi fermo un po’ dietro, a mezzo tra la paura e il rispetto del luogo.
Osservo queste donne più o meno giovani, ragazze come me, più o meno della mia età, che leggono il libro che hanno tra le mani non ad alta voce ma aprendo e chiudendo la bocca come se stessero parando con qualcuno.
E intanto ciondolano liberamente, avanti e indietro poi a destra e a sinistra.
Verrebbe quasi voglia di farlo anche a me, per sentire la sensazione, per pregare anch’io così.
Ho voglia di pregare ma non riesco a dire né a pensare tanto meno nulla.
Solo “Signore ascolta queste preghiere”, tutto il resto sono parole inutili.
Ci metto un po’ a riprendermi.
Ci spostiamo nel quartiere ebraico che si trova esattamente di fronte al muro.
Non vorrei perdere tempo a spiegare il filmato della burning house ma mi rendo conto che è un tassello importante che non posso saltare.
È una casa buciata durante l’incendio di Gerusalemme (70dC) ad opera dei romani.
(continua)
Non riesco più a trascrivere al pc, mi sta venendo mal di testa ma…promesso: will be continued!
Chiky
Ps: notate le espressioni sconvolte...avranno avuto una visione?!
4 commenti:
stavo quasi per allungare le braccia ed abbracciarti vale...mi sono sentito parte, piccola, del vostro ma credo anche mio, perchè vi pensavo, vi ammiravo, vi scherzicchiavo ma sempre vi portavo nel cuore!
credo, anzi so quanto vi ha dato, o meglio posso solo immaginarlo! siete grandi!
grazie per la vostra testimonianza, grazie per la vostra voglia di partire!
perchè quello che avete fatto lo avete donato al mondo!
non so come dire quello che provo..quindi vi lascio cosi..dicendovi che anche se non vi conosco tutti e premettendo che sono uno scout...vooooooooooooooooooooooooooooooooooooga! :)
Io di certo ho avuto una visione! Ma va che faccia... chiedo a gran voce che sia postata una foto degna della staff... se no l'anno prossimo non viene nessuno alla Freccia Rossa! ;-)
mmm...una foto degna dello staff...ma esiste...:p
ma come sono cattiva oggi...
grande vale!! grazie perchè ti fidi di noi e con noi condiviti tutto questo.
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